SKYWAY HIC ET NUNC

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“Siamo qui adesso, quando ci ricapita di salire sul Monte Bianco?”. Questo è stato il ragionamento che ha convinto anche l’ultima coppia di amici, titubanti di fronte al prezzaccio di 49€, di salire con la funivia SkyWay a 3466 sul Monte Bianco.

Sono a Chamonix con i miei colleghi della magistrale di Scienze Ambientali, che, ahimè, non sono come i vecchi compagni della triennale, i forestali. A loro, selvaggi e avventurosi, non sarebbe mai venuto in mente di fare un viaggio a Chamonix per salire sul Monte Bianco con la funivia e scattare poi foto da una terrazza raggiunta senza la fatica e il piacere di farlo con le proprie gambe.

«Nessuno ti forza» mi hanno risposto quando ho detto che avrei preferito andare a camminare. Ma sentendo la pressione del gruppo alla fine li ho seguiti fino alla biglietteria, appunto pensavo: “siamo qui adesso, quando mi ricapita di salire sul Monte Bianco?”.

Poi è cominciato in me un flusso di pensieri che più o meno diceva questo:

“Insomma prendere una funivia lo potrò fare sempre… anche quando sarò anziana… invece esplorare questa zona ‘qui e ora’, questa sì che mi sembra una opportunità impellente, da sfruttare! …quando ho sorvolato le Alpi per andare in Spagna ero ancora più alta della terrazza a 3466m e vedevo le montagne splendide… quando sarò anziana non potrò salire su una montagna con le mie gambe come posso fare oggi e quindi, la SkyWay la prenderò quando avrò 80 anni. Oggi il Monte Bianco me lo voglio godere tutto, voglio andare in quello spiazzo là a vedere come si vede”.

E così sono rimasta fedele al mio sentimento iniziale e ho salutato i miei amici alla biglietteria.

Sono partita dritta in direzione di ‘quello spiazzo là’, sul versante della montagna opposta, bello al sole. Dritto per dritto ho salito il pendio innevato finchè non ho incontrato un sentiero. E che vista del Monte Bianco da là! E poi sono andata ancora più su per vedere se c’era un panorama ancora più spettacolare.

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Finchè, ormai perso il sentiero, la pendenza non si è fatta troppo ripida per i soli scarponi; avrei voluto arrivare alla stazione dove arrivava una seggiovia, era proprio sopra di me, ma mi sono accorta di aver perso il cellulare, probabilmente caduto quando mi sono tolta il pile, quindi non mi è rimasto che scendere a cercarlo e lasciare perdere la salita ripida e un po’ rischiosa. Quando l’ho trovato mi sono sollazzata al sole e rivolta al monte Bianco cantavo:

Is this the real life? Is this just fantasy? Caught in a landslide no escape from reality…

Sentivo quel sentimento di compiacimento che spero anche voi conosciate bene, quel sentimento di quando si scende dalla montagna, quello che rende sicuri del “ho fatto esattamente quello che volevo fare”.

E’ un sentimento senza prezzo, che fa essere in pace col mondo.  Mi ha reso così soddisfatta che non giudicavo i miei amici saliti in funivia, ognuno ha fatto quello che voleva fare e sono tornata a casa con il rispetto anche della loro scelta, mi sentivo al di sopra di ogni giudizio.

Da questa esperienza ho imparato che il mondo può, sì, costruire una funivia che arriva in cima al Monte Bianco, e che i miei amici possono anche usarla… ma in qualsiasi momento io posso tirare dritto e non lasciarmi toccare da ciò che non condivido.

Autrice: Dori Zantedeschi

2 pensieri su “SKYWAY HIC ET NUNC

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