QUANTO SONO LUNGHE LE CHIACCHERE TRA DONNE?

«Quanto sono lunghe le chiacchere tra donne?» – «Sbagli verso: non sono lunghe. Sono alte!» – «Alte? …e quanto?» – «4810 metri di bla bla bla!»

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In cima allo Spigolo del Velo – Pale di San Martino – Dolomiti

Alessandra: Eccomi che faccio la conoscenza di Mariana Zantedeschi. Siamo a Bologna. E c’è la neve. Curiosa coincidenza. MountainBlog ci ha selezionate per Clouds, un raduno di blogger di montagna: quale scenografia migliore se non la città imbiancata? La controparte è una valanga di disagi ai trasporti che mi trascina in stazione abbandonando l’Outdoor Expo in anticipo. Leggo il blog di Mariana, le invio la foto del libro di Daniela Durissimi dedicato all’alpinismo femminile e poi penso che l’8 Marzo è vicino.

Che ne dici di un articolo a due voci? Un po’ di bla bla bla colorato e colorito. Dal rosa della copertina di Montagne 360 di questo mese al giallo mimosa…

Mariana: Perché no?! Mi sembra un’ottima idea! Allora comincio a presentarti… e lo farò attraverso le sensazioni vissute quando ti ho conosciuta.

Mi sto congelando fuori dalla Fiera di Bologna, nell’attesa che trovino il mio nominativo per l’accredito e l’entrata all’Outdoor Expo. Ma quanto freddo fa? E quanta voglia di lamentarmi avrei? Ho i piedi congelati. Comincio a pensare che sono proprio un’alpinista da weekend… in grado di patire il freddo solo nei fine settimana, mentre in città mi trasformo in una qualsiasi fighetta… “Non permetterti di lamentarti” mi dico.

Poi sbuchi tu, subito dopo le presentazioni comincio a parlarti a raffica… credo sia una subconscia arma per sconfiggere il freddo, e in ogni caso qui sto rappresentando 4810mdiblablbla, e che blabla sia dunque!

Finalmente entriamo. Intanto ho scoperto che hai un blog che si chiama Verticales, mi piace, non so ancora di cosa parla ma sarà per l’evocazione dell’altezza o per il sound di latinorum, fatto sta che mi incuriosisce. Mi dici che vieni dalla Val Susa, dunque sei una donna di montagna vera, e in più ho notato che hai addosso solo i leggins e affermi di non avere freddo. Tutto ciò messo assieme mi sa di genuinità. Aumento dunque la frenesia delle chicchere, perché sento che non sto parlando a vuoto.

Già l’8 marzo è vicino… a dirti la verità non ho mai pensato molto a questa ricorrenza, e tu? Hai avuto modo di fermarti e riflettere? Ma poi su cosa? L’universo femminile è talmente vasto…

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Uscita della via Molinaroli – Pascoli di Vetta delle Buse – Monte Baldo

Alessandra: “Il mondo è vasto e pieno di uomini”, diceva Kipling nel romanzo Kim. E pieno di donne. L’8 marzo sta lì a ricordacelo come se non fosse un’evidenza. Se poi guardiamo in alto, alle vette, troviamo un proliferare di figure femminili: c’è l’atleta professionista (sebbene per la legge italiana rimanga dilettante anche a fronte di risultati olimpici); c’è la guida alpina (sebbene siano 12 le donne su un totale di oltre 1600); c’è l’imprenditrice di montagna (nonostante le difficoltà della gestione aziendale e familiare nelle zone d’alta quota). A chi mi ispiro io? Ad una grande donna con il mio stesso nome: Alexandra David-Néel. È stata la prima donna occidentale ad entrare nella città proibita di Lhasa dopo otto mesi di cammino, dalla Mongolia attraverso il Tibet. A 18 anni nel 1886 inforcò la bicicletta per girare l’Europa. Allo scoppio della prima guerra mondiale si ritirò per due anni in eremitaggio in una caverna del Sikkim. E il freddo? Io sono una rabbrividosa, anche se a Bologna ti son sembrata stoica! Sai cosa faceva Alexandra? Yoga tumo: una pratica capace di alzare la temperatura del corpo, anche in condizioni molto rigide. Potrei provarci: da me quest’anno la colonnina del mercurio è scesa a -20°!

E tu? Hai una donna a cui ti rifai? Servono davvero i modelli? O creano immagini sterotipate che rischiano di incasellarci ancor di più in ruoli predefiniti?

Mariana: Che tipa quell’Alexandra! Tra l’altro porta il tuo nome… Secondo me i modelli sono importanti eccome! Servono a indicarci una strada, poi sta a noi evolvere…

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Merenda ad Arco

Pensando alla mia passione mi viene in mente subito Nives Meroi, due cose mi piace ricordare di lei. In un articolo di qualche anno fa, che ora aimè non trovo, scrisse che troppo spesso le donne, anche in montagna, hanno cercato di scimmiottare gli uomini, anziché trovare una loro via personale. Mi piacque. Avevo da poco iniziato a fare alpinismo, e mi stavo chiedendo che tipo di alpinista volevo essere, quel suo pensiero mi confermò che la mia domanda era giusta e mi spronò a cercare la risposta dentro di me. Dopo circa 10 anni di attività credo di aver già messo dei tasselli, ma il puzzle non si completa in breve tempo… la risposta va cercata e ricercato ogni giorno.

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Il nostro modo, a volte, di andar per monti… Spigolo delle Bregostane – Val Udai – Dolomiti

 

E poi quella sua scelta di abbandonare la corsa verso il record di prima donna a conquistare tutti i quattordici 8000 per stare vicino al marito ammalato! Vedo più coraggio in un’azione come la sua che in tante altre imprese e record alpinistici. Ritengo che in un certo senso si sia comportata da ribelle, in un mondo dove sembra che l’unica cosa degna di essere raggiunta sia la fama lei ha scelto la strada opposta. Ecco io vorrei essere un’alpinista come lei: capace di impegnarsi a fondo nelle varie ascese ma allo stesso tempo in grado di non cadere nell’osessione, per avere sempre la libertà di scegliere dell’altro. È un “lavorio d’anima” che mi accompagna ogni giorno.

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Con Nives Meroi a “Montagne in città” – Verona

Ma non so se questa sua scelta sia stata dettata da caratteristiche femminili, non penso… è stata dettata dal coraggio piuttosto. A volte siamo fin troppo autoreferenziali… non credi?

 

Alessandra: Il concetto di coraggio è legato al maschile. Pensa un po’ che per i greci il termine “coraggio” (andreìa) era intrinsecamente legato all’uomo (anèr). Insomma: negandoci la parola, ci negavano la partecipazione all’idea! È per questo che credo siano necessarie le parole, i racconti e le narrazioni sulle donne coraggiose. Autorefenziali no. Significa essere distaccate, concentrate solo su se stesse e incuranti dell’altrui. E credo che una delle più belle caratteristiche del femminile sia proprio il “prendersi cura”. È un’attenzione particolare che mixa cuore e cervello: ascolta, percepisce, vaglia, sceglie poi agisce, non necessariamente in direzione di quelli che sono gli standard predefiniti (la celebrità, la vetta, la conquista a tutti i costi). Mai “per forza”, ma sempre con forza. Senza scimmiottare la virilità. A che serve? Ha ragione la Meroi: l’imitazione maschile non porta da nessuna parte. La cura (verso noi stesse, gli altri e l’ambiente) ci conduce invece lontano: nelle belle parole di Nives, attraverso il dialogo con Erri De Luca: “La montagna ti insegna la responsabilità della tua vita e della vita altrui”.

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In cordata, responsabili l’una dell’altra. Via Maria – Sass Pordoi – Dolomiti

Mariana: Posso venire a trovarti in Val Susa quest’estate? Così possiamo parlarne ancora!

Autrici: Alessandra Longo (Verticales), Mariana Zantedeschi (4810mdiblablabla)

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