ERRORE E FATALITA’

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Pala di Socorda

Provai gioie troppo grandi per poterle descrivere, e dolori tali che non ho ardito parlarne. Con questi sensi nell’anima io dico: salite i monti, ma ricordate coraggio e vigore nulla contano senza la prudenza; ricordate che la negligenza di un solo istante può distruggere la felicità di una vita. Non fate nulla con fretta, guardate bene a ogni passo, e fin dal principio pensate quale può essere la fine.

E. Whymper

Camminiamo e parliamo in quei luoghi di casa che sento miei e che in un modo o nell’altro curano sempre le mie piccole ferite.

Tutte le cose che fino al giorno prima mi sembravano importanti non lo sono più e passano in secondo piano di fronte al valore della vita. Non c’è niente di più essenziale della vita e quando l’abbiamo in mano in fondo abbiamo la possibilità di fare tutto.

Quante volte ignari abbiamo sfidato il pericolo rischiando conseguenze che mai avremmo immaginato.  È proprio questa sensazione di rischio che ci gonfia le vene di adrenalina e che in fondo ci spinge a scalare. È bello quando sfidi il tuo presunto limite e sei capace di gestire una situazione di potenziale pericolo con freddezza, ciò ti aiuta a crescere, a misurarti e a conoscerti.
In fondo si arrampica per conquistare l’inutile, ma è in questa nullità che spesso trovo il necessario per vivere: un insieme di emozioni e sensazioni che ognuno vive e percepisce a proprio modo; un piccolo mondo magico e parallelo, che in un istante può trasformarsi in un incubo.
A parole siamo tutti consapevoli dei pericoli a cui andiamo incontro scalando. Ne siamo coscienti e lo mettiamo in conto a priori, ma quando la realtà ci sfiora da vicino allora il nostro piccolo mondo magico e parallelo si frantuma come un bicchiere di cristallo che cade a terra rompendosi in mille pezzi.

È in questo momento, che proprio come quei cocci a terra, torno alla realtà e alla razionalità.

Sento dei sassi cadere sopra di noi e immediatamente d’istinto mi metto contro la parete sperando che non ci colpiscano, subito dopo sento cadere qualcosa di più corposo accompagnato da un urlo, mi volto e pochi metri più sotto vedo una persona sbattere contro la roccia e rotolare priva di sensi fino alla base delle torri. Rimango incredula e terrorizzata, guardo il mio compagno e cerco nel suo sguardo una risposta in merito all’accaduto.

Non ricordo cosa gli chiedo, ma lui mi dice: «Non era legata…», io rispondo arrabbiata: «Perché cavolo non si è legata?!». Mi sento un forte groppo alla gola, quasi come se avessi l’urto del vomito, i miei occhi diventano lucidi, ma allo stesso tempo non riescono a versare una lacrima nonostante la mia forte emotività. Guardo il corpo della giovane donna giacere immobile, adagiato in un canale alla base delle torri vicino ai nostri zaini. Ha un bel viso dalla pelle chiara con lo sguardo azzurro e vivace che avevo intravisto arrivando in sosta. Continuo a voler credere che abbia perso i sensi e che appena arriverà il Soccorso farà qualcosa, ma è più evidente che la realtà è un’altra. Il suo compagno la chiama insistentemente dalla sosta sopra di noi urlando a squarciagola il suo nome, nell’aria solo un silenzio di tomba insolito e surreale per quelle torri in una giornata di sole di fine agosto.
Rimaniamo tutti immobili, solo un paio di cordate continuano a scalare sulla prima torre. Un sacco salma rosso viene sollevato dal verricello e il corpo ormai senza vita si inarca all’orizzonte finché sparisce.

Voglio solo tornare a casa e che questa brutta giornata finisca, ma purtroppo sarà ancora molto lunga. Nel rientro sul sentiero e durante il viaggio di ritorno non riusciamo a parlare di altro se non di quello che è successo. Nei giorni seguenti ne parleremo ancora e quelle immagini rimarranno impresse in noi.

Un pianto liberatorio fra le tue braccia mi aiuta a stare meglio e sono contenta di averti vicino nonostante tutto. Odio essere prigioniera degli eventi e delle paure, trovo giusto scorporare l’incidente avvenuto per errore dalla fatalità.

Muovendo i primi passi sulla roccia mi ritornano forti quelle immagini, ma tutto sommato in falesia mi sento bene e sicura. L’entusiasmo di alcuni amici mi coinvolge piacevolmente in belle vie in ambiente, ma quelle immagini e la sensazione di pericolo/paura si impossessano di me per brevi istanti, lasciando spazio pian piano alla concentrazione con una maggiore consapevolezza.
L’errore nell’errore non può salvarci dalla forza di gravità. Tutti quei piccoli gesti di sicurezza che ho ripetuto mille volte e che mi vengono in modo spontaneo sono controllati minuziosamente come se fosse la prima volta che arrampico. C’è sempre un rischio in ogni salita che scegliamo, ma mi auguro di essere capace di ridurre i pericoli alla sola fatalità.

È una splendida giornata di sole di fine agosto, in parete ci sono già molte cordate e sul sentiero molta gente che passeggia tranquilla ammirando questi bei torrioni e l’imponenza del Catinaccio che si erge di fronte a noi. Lasciamo in tuo ricordo questo piccolo mazzo di fiori e oggi saliamo questa via, che probabilmente avremmo scalato come due cordate sconosciute, che si sarebbero scambiate allegramente qualche parola in sosta senza dover ricordare questa tragedia.

AUTRICE: Jessica L.

 

 

 

 

Un pensiero su “ERRORE E FATALITA’

  1. Marco SognatoreFallito

    Quando succede una disgrazia vedi il resto del mondo che poi continua come se niente fosse successo. Tutti spensierati e ancora nell’illusione che certe cose succedano agli altri.
    Tu l’hai vista e ti rimarrà impressa.
    Ma ringrazia che sei stata solo spettatrice e non una sua parente stretta.
    Quando succede nella tua vita è incredibile come tutto venga stravolto da un secondo con l’altro. Eppure il mondo continua a girare e il sole continua a sorgere.

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