IN CORDATA CON LA SORELLA

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«Fra mi porti a fare una via lunga? Non l’ho mai fatta e voglio farla con te!».
Il contesto in cui la domanda mi travolge sembra perfetto.
Location: Riglos (Spagna).
Compagna di cordata: mia sorella Valeria.
Marito: sta arrampicando con altri amici.
Figlio: ci sono i nonni che lo tengono.

Poi però si aggiungono altre variabili, come…
Meteo: incerto.
Reverso: cos’è?
Discesa in doppia: provata in un parcheggio.

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Preparazioni logistiche…

AVVICINAMENTO

Ciò che ho scritto sopra sono gli ingredienti con cui la mia testa ha lavorato durante tutto l’avvicinamento. Che faccio? Si va o non si va? “Tanto al massimo facciamo il primo tiro e se qualcosa va storto ci possiamo calare dalla prima sosta!” pensavo. Poi continuavo a guardare il ‘croqui’ della via (la relazione in spagnolo) per vedere eventualmente da che soste ci potessimo calare, ma risultava essere una di quelle vie in cui è più facile e conveniente finire che ritirarsi. Quando staccavo gli occhi dal pezzo di carta era per guardare il cielo: cercavo di capire le nuvole… cercavo di ricordarmi le nozioni base di meteorologia imparate durante il corso di alpinismo come la forma delle nuvole, temperature ecc… ma tutto questo poi è sfociato in un classico “cielo a pecorelle, pioggia a catinelle”. Quel giorno le nuvole non erano a pecorelle e quindi ho pensato che fosse un dato in più a favore del “Si può fare!”. La base della via si sta avvicinando e le mie palpitazioni stanno aumentando. Che faccio?! Ci buttiamo sulla via o facciamo mono-tiri sui primi tiri delle vie lunghe vicine o trasformiamo la gita in un panoramico trekking?

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Tonnnngggggg!!! Tempo per pensare finito! Siamo arrivate all’attacco della via.

ATTACCO DELLA VIA

Comincio a tirare fuori dallo zaino il materiale racimolato dalla macchina (vi ricordo che anche il marito sta arrampicando). È sufficiente, ma non abbondante, né eccellente. «Vale, questo è un reverso. Si tiene in mano in questo modo e la corda entra così. Quando arrivo in sosta e mi attacco con la … (segue poema sulle manovre) …». Mentre le spiego il da farsi, dentro la mia testa rimbalza: «Sì andiamo– No, non andiamo –  Sì – No – Sì – No – Sì – No – Sì – No – Sì – No – Sì – No».

Ad un certo punto, sentiamo delle voci avvicinarsi ed arrivare accanto a noi. Subito: “Oh no… ecco è arrivata un’altra cordata che ci metterà pressione…. ufffff”. In quel gruppetto c’è chi parla inglese e chi spagnolo, sembrano persone simpatiche e, da classiche ragazze blablabla, attacchiamo bottone. Risulta che il ragazzo è una guida alpina spagnola con due clienti (padre e figlia di 9 anni) americani. Al sentire che siamo italiane, la guida ci racconta che la sua ragazza è andata a Falcade (Dolomiti) a trovare una sua amica e io gli rispondo che anch’io ho un’amica con una casa a Falcade!!! È così che diventiamo amici di arrampicata per un giorno. Questo blablabla iniziale è stato per me decisivo per dire: «Sìììììì andiamo, che l’avventura abbia inizio!!», ho la pace nel cuore, si è attivato il sistema parasimpatico, la paura si è allontanata per lasciar spazio al divertimento! «Ok Vale, parto! Quando arrivo in sosta, quindi, ti dico ‘Sosta’ e tu molli tutto e mi dici liberaaaa. Se non ci sentiamo, do tre tironi alla corda per dirti ‘Sosta’ e poi altri tre per dirti ‘Parti’, ok?» Alè!!

SCALATA                                                 

Comincia la scalata vera e propria, mi sento leggera e mi godo ogni piccolo passo su questa roccia unica e peculiare: il conglomerato. Arrivo alla sosta, mi attacco e dico «Sostaaaaa». Improvvisamente sento la corda tirare… quindi grido un’altra volta «Sostaaaaaaa» un po’ più forte. Niente… la corda continua a essere tesa. Mi sporgo un po’ per cercare di vedere cosa fosse successo, ma mia sorella era nascosta dalla roccia. Al che comincio a squarciagola (anche se non mi piace per nulla urlare in montagna): «Ho detto sostaaaaa, sostaaaaaa. Molla tuttoooooo. Dammi corda!!!! Libera!!!! Togli il reversoooooo!!!». Fantastico, sento la corda molla e comincio a recuperare. A un certo punto fa capolino la testa di Valeria, si sta avvicinando alla sua prima sosta di una via lunga. È un po’ tesa ed affaticata, ma comunque tutte sensazioni nascoste da un grandissimo sorriso. È felice!

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Lascio spazio alla sua gioia quando arriva in sosta, però poi ovviamente scatta la domanda: «Ma che cacchio facevi quando ti urlavo Sostaaaaa??? Si sentiva la mia voce?» e lei: «Sì sì!». Io: «Quindi???(/%”(£/”$&”)!$/(!”?)$/!”?????”, lei: «Eh… io tiravo!», «Ma come???? Ti ho detto che quando dico Sosta devi mollare tutto», «Eeehhh dall’emozione mi sono confusa e ti tenevo in tiro». Silenzio. Ci guardiamo negli occhi e ci ridiamo su: lezione imparata! Avanti tutta! Comincia il secondo tiro. Sento due piccole gocce d’acqua sul braccio prima del previsto e guardo il cielo. Altra tempesta di dubbi “Che faccio?”. Il meteo che avevo visto io dava acqua a partire dalle ore 16.00 e quello della guida alpina, invece, dalle 18. Pensavo: “Beh se il meteo della guida ha detto 18, posso stare più tranquilla. Loro avranno un sito internet speciale, molto più preciso, su cui guardare le previsioni… fa parte del loro lavoro, no? Poi all’attacco la guida mi aveva detto che oggi pomeriggio secondo lui non sarebbe piovuto…. saranno delle stupide gocce e basta”. Decido di tirare avanti. Arrivo alla seconda sosta. Recupero. Questa volta è andato tutto bene, sono orgogliosa della mia sorellina. L’arrampicata comincia a prendere ritmo, mi piace questa musica! Continuo. C’è qualche passo un po’ impegnativo ma lo supero (i tetti non fanno per me!). In qualche sosta coincidiamo con la guida, che comunque è stata bravissima. Non ci metteva pressione, non cercava di superarci anche se l’avrebbe potuto fare benissimo. Anzi in qualche sosta facevo partire dei dialoghi abbastanza lunghi (abbiamo scoperto amicizie in comune) che non so se li avesse attribuiti alla categoria “donna” o “italiani” o “donne italiane”. Così gli ho svelato il segreto: “ragazze blablabla!”. Alla sosta successiva gli ho raccontato del nostro blog . Poveretto!

Nell’ultima sosta ci siamo ritrovati io, mia sorella e la guida. Mancavano due passi su sentiero, giusto per raggiungere l’altro versante (nord) e cominciare la calata. La guida mi fa un inaspettato elogio, dice a mia sorella che è in buonissime mani. «Si vede che tua sorella ha esperienza, sei fortunata. Che bello due sorelle, complimenti a tutte e due per esservi lanciate in questa avventura!». Sembrava la “despedida” (in spagnolo sarebbe il saluto finale) della giornata.

DISCESA

Io e Valeria arriviamo quindi all’anello di calata. Siamo sole. Mia sorella: «Io di qui non mi butto» (poveretta, prima calata nel vuoto). E io pensavo “Cavolo, quindi chi scende per prima??”. Non avevo terminato il pensiero che ecco, vedo spuntare la faccia de ‘el guia’. Un’altra volta mi rilasso. Arriva alla sosta e intuisce la situazione. Mi dice di non preoccuparmi, di calarmi io e che avrebbe controllato lui mia sorella. Gentilissimo! Per contraccambiare il favore, gli offro la mia corda per far calare la sua cordata. Affare fatto. E già che ci siamo mi chiede di controllare i suoi clienti quando arrivano in sosta, che facciano le cose fatte bene dato che anche per loro era la prima volta. Discesa divertente e alternativa (tutto in sicurezza eh)!

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Valeria impegnata nelle sue manovre

CONCLUSIONI

Voto alla gita 10! Sono felicissima, non ci credo ancora: ho portato mia sorella a fare la sua prima via lunga. Ce l’abbiamo fatta (è vero, con qualche piccolo aiuto logistico e psicologico), in montagna questi tipi di cose non si rifiutano mai! Come prima volta è stata super positiva e spero che sia solo un punto di partenza!

Ora di corsa al parcheggio ad abbracciare il mio piccolo cucciolino!

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2 pensieri su “IN CORDATA CON LA SORELLA

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