“FEMENE” SULL’INCOMPIUTA

Via L’Incompiuta – Heinz Grill, Ivo Rabanser, Florian Kluckner, Franz Heiss – giugno 2012 – Arco.

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La lista di vie su cui vorremmo mettere le mani è piuttosto lunga, ma da sabato è un po’ più corta. Infatti ora l’Incompiuta non c’è più perché l’abbiamo compiuta, depennata. Non era in programma, Jessica l’ha nominata quasi per caso e io l’ho considerata una buona preparazione per progetti futuri.

Ne avevo paura, temevo i suoi VI continui interrotti non da IV o V che fanno tirare il fiato ma da VII, che il fiato invece me lo avrebbero fatto trattenere. E poi c’era chi diceva: «Non è il solito Heinz Grill di Arco eh!». Tuttavia mi sentivo forte degli allenamenti che avevo seguito questo inverno. E poi ha le soste a fix, e con una sosta a fix il VII mi sembrava più affrontabile.

Alla base abbiamo fatto un pari e dispari che ha sancito che il primo tiro toccava a me, poi però è partita Jessica (non si è ben capito perché). Nel frattempo, mentre lei combatteva con un A0, sono arrivate due cordate di vicentini. I vicentini nel mio immaginario di geografia culturale sono forti più o meno come i polacchi. «Ah cordata femminile! Brave!». Ma brave perché? Si è più brave se si è in due donne? La prossima volta glielo chiedo.

Comunque di aver detto una cavolata l’hanno capito subito pure loro… donne sì, ma mica tanto brave queste due! 40 min per fare un tiro con pure dell’A0 è tantino in effetti. Lo ammetto siamo state lentissime, ma sono stati più lenti loro ad alzarsi dal letto! Quindi niente, ciccia, si sono diretti su un’altra via. «Ste femene…».

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Alcuni amici ci avevano assicurato che dopo i due tiri iniziali sarebbe stata tutta in discesa. Tutt’ora ci è rimasto un dubbio: ma è più difficile tirare dei cordoni perché sulla relazione c’è scritto A0 o far puliti dei tiri di VII? Perché gli altri 9 tiri a noi non sono sembrati molto discendenti a dir la verità.

Ma prima di capire che era una fake news ci abbiamo creduto, anzi no, ci sono cascata solo io: «Ha ragione Paolo a dire che tutto poi è in discesa… Luca Brigo infatti…» – «Luca chi?» – «Quello di Orme Verticali. Dicevo… Luca Brigo infatti sgrada tutto! Nella sua relazione la via diventa V-VI!». Ma Jessica mica se l’è bevuta la versione del Luca. E ha fatto bene, perché a fine giornata volevo alzare la cornetta per chiedergli spiegazioni: «Sul serio volevi sgradare il Sacro Grill?!».

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Jessica ha iniziato il terzo tiro con un friend blu per poi passare poco dopo su una clessidra con cordone. E poi è stato il vuoto, o meglio, sarebbe stata la Dulfer, ma Jessica mica è un vicentino (che i vicentini sono forti). E mentre cercava di rinviare un friend giallo con braccio ghisato io pensavo: “Oddio oddio non volare”, ma Jessica mica mi poteva leggere nel pensiero e quindi è volata e me la sono trovata di fianco. Balbettando ho accennato un: «Vuoi che provi io?». Lei non è vicentina, ma è bergamasca, e i bergamaschi sono quelli che, sempre nel mio immaginario di geografia culturale, non mollano mai: «No, no». Tornata sui suoi passi come se nulla fosse è passata.

Sarà stato il volo sarà stato che ormai ci eravamo scaldate ma abbiamo preso il ritmo, lento, molto, ma costante ed elegante. Non ci siamo più fermate, anche se silenziosamente ci è capitato di valutare prima le doppie e poi un’uscita sulla Katia Monte, una via che incrocia l’Incompiuta.

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Quello che mi rincuorava era che a volte me ne uscivo con esclamazioni di contentezza: «Ma che bello questo passaggio!». Significava che, sì, stavo facendo fatica, ma avevo ancora margine per godere della scalata.

Dopo aver superato il quinto tiro ormai ci conveniva uscire da sopra più che far doppie, e infatti abbiamo continuato a salire, e al bivio con la Katia Monte abbiamo svoltato a sinistra. E ciao Katia!

Quando mancavano due tiri eravamo euforiche. Verso la fine succede sempre così, mi vedo già fuori. Ma non sono fuori, e me lo devo ripetere: «Scala con l’attenzione che metti nel primo tiro». E così passetto dopo passetto, protezione dopo protezione ci siamo trovate in cima alla parete del Colodri.

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Siamo scese a valle parlando fitto fitto del tal passaggio, del tal tiro e della tal relazione (come le peggiori nerd dell’arrampicata…). E quando siamo entrate in paese era ormai buio, evidentemente la via non l’avevamo portata fuori nelle 4 ore della relazione… e a uno sguardo esperto questo non sfuggiva. Sarà stata la fame che avevamo… ma ce ne importava gran poco, abbiamo attraversato la via dei negozi zozze, con le labbra screpolate e ancora avvolte in corde e materiale, non c’era niente di regale nel nostro portamento, e niente di eroico nell’aver scalato l’incompiuta. Ma ci sentivamo due regine.

E’ una storia breve, che dura solo undici tiri sopra il paese di Arco. Nemmeno fossero dispersi su chissà che torre dolomitica… ma la fatica, la spinta del limite, la concentrazione e la fiducia reciproca hanno reso questi tiri una gran avventura!

 

AUTRICE: Mariana Zantedeschi

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