40° anniversario di Guido Rossa

Succede spesso che degli alpinisti conosciamo solo le vicende legate alla montagna, e poco si sa di altri aspetti della loro vita. E’ il caso di Guido Rossa.

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Scendevo dalla cima Sud dell’Argentera quando al Passo dei Detriti mi imbattei in una targa dedicata a lui, ricordo che all’amico che era con me dissi: «Non vorrei sbagliarmi… ma il nome mi dice qualcosa, non credo fosse un’alpinista…» – «Ma allora perché hanno messo la targa qui?» – «Non so, non vorrei spararla grossa… magari ricordo male eh! Secondo me c’entra con la politica, ma forse amava la montagna». Il discorso si chiuse lì.

Qualche giorno dopo per delle commissioni mi imbattei in via Guido Rossa, in un paese vicino al mio. A quel punto, presa dalla curiosità, andai a controllare e il cerchio si chiuse. Come un domino mi venne in mente dove, come e quando la avevo sentito nominare. In quel personaggio si fondevano due mie passioni, la storia e l’alpinismo: Guido Rossa, torinese trapiantato a Genova, è stato un sindacalista italiano degli anni ‘70, e avevo studiato la sua vicenda all’università, ma era stato anche un alpinista, che Gian Piero Motti riconduce al movimento del Nuovo Mattino, e mi ero già imbattuta nella sua storia anche a questo proposito.

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Guido Rossa fu ucciso dalle Brigate Rosse il 24 gennaio 1979. Aveva infatti denunciato (da solo) un operaio che faceva propaganda BR nella fabbrica in cui lavorava. Fu un omicidio che a livello nazionale ebbe tantissima risonanza perché per la prima volta le BR colpivano uno “di loro”, cioè una persona che militava nella Sinistra, aveva tradito i “compagni”. Tuttavia per le Brigate Rosse fu un clamoroso autogol e l’inizio del loro declino, perché i movimenti operai proprio a partire da questa vicenda decisero di prendere nettamente le distanze dalla violenza delle frange estreme della Sinistra. Guido Rossa non aveva tradito, aveva invece scelto la democrazia e la giustizia.

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Guido Rossa con la figlia Sabina

Il 24 gennaio il 40° anniversario della sua morte e mi sono ritrovata ad appassionarmi nuovamente a questa figura carismatica, sia dal punto di vista alpinistico sia da quello sociale e politico. Da tanti viene ricordato come generosissimo, e la generosità più grande è forse quella di accettare di mettere in pericolo la propria vita per costruire una società più giusta e lontana dalle violenze.

Di lui Enrico Camanni scrive: “All’epoca gli alpinisti non si accorsero di nulla perchè Guido gli era scappato via da tanto tempo. Non era più uno di loro, anche se amava sempre le montagne” (Alpi Ribelli, Storie di montagna, resistenza e utopia, Ed. Laterza).

Qui di seguito cito alcune fonti (quelle a mia conoscenza) da cui si possono attingere particolari sulla sua storia, sia alpinistica sia politico-sociale.

 

AUTRICE: Mariana Zantedeschi

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