L’ULTRAMARATONA DI SOPHIE E DEL SUO BAMBINO

Articolo già uscito qui, il 14 settembre (tradotto “in casa”… quindi forse risulta un po’ macchinoso)


Tre mesi dopo aver partorito, la britannica Sophie Power ha portato a termine i 171 km (10.000 D+) della UTMB (Ultra Trail du Mont Blanc) con le soste occupate per dare da mangiare a suo figlio.

«Oh mio Dio, era un’agonia! Comarc mangia normalmente ogni tre ore però io ce ne ho messe 16 ad arrivare a Courmayer!», racconta la britannica Sophie Power, una delle 167 donne su un totale di 267 che è riuscita a concludere la UTMB il primo fine settimana di settembre, un’ultramaratona di 171 km di sviluppo e 10.000 metri di dislivello che abbraccia il Monte Bianco.

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il percorso dell’Ultra Trail Mont Blanc

A Sophie sono stati riconosciuti meriti non solo a livello atletico ma anche come donna-eroina perché ha dato alla luce il suo secondo figlio, Comarc, da soli tre mesi; quindi, oltre a gestire i problemi che insorgono sempre in una corsa tanto selvaggia e dura, ha dovuto affrontare lo questione più importante: dare da mangiare al suo bebè. Oltre alla sfida stessa dell’ultramaratona, con questa corsa Sophie ha lanciato anche un messaggio rivendicativo: che l’organizzazione cambi il regolamento per mantenere il posto fino all’anno seguente alle donne che rimangono incinta.

Alla maggior parte delle persone estranee al mondo dell’ultra trail potrebbe sembrare una pazzia che Power abbia affrontato una sfida tanto esigente con un parto così recente. Però per accedere dell’UTMB devono sincronizzarsi diverse condizioni, per cui quando questo succede è difficile non approfittare dell’occasione. Il regolamento dice infatti che i candidati devono accumulare un minimo di 15 punti conseguiti finendo un massimo di tre ultramaratone negli ultimi 48 mesi (tradotto: in poco tempo vincere tanto). Però, dato che ci sono più aspiranti che posti, i candidati vengono sorteggiati dagli organizzatori. Power era stata sorteggiata nel 2014 quando aveva 26 anni ed era incinta della sua prima bimba, Donnacha. Allora chiese che le mantenessero il posto per l’edizione seguente ma la risposta fu un categorico no.

«L’organizzazione permette di posticipare la partecipazione agli atleti che si infortunano, ma non se rimani incinta dato che, dicono, che questa è una “libera scelta”. Sono sicura che se si cambiasse il regolamento nessuno si lamenterebbe» commenta Sophie. Dopo aver avuto Donnacha ha optato per l’UTMB una seconda volta. «Nel 2016 e nel 2017 non sono stata sorteggiata, ma quando questo succede per due volte di fila ti riservano un posto per l’anno seguente, cosicché nel gennaio 2017 sapevo già che avrei potuto correre nel 2018» dice dalla sua casa a Londra. Sophie ha deciso dunque di non perdere l’opportunità nonostante le difficoltà che senza dubbio l’ultramaratona le avrebbe riservato.

Racconta che la sua famiglia in questa UTMB l’ha totalmente appoggiata e i medici, per quanto riguarda il suo stato di buona salute, hanno sempre dato il via libera. Così il pomeriggio di venerdì 31 agosto si è presentata alla linea di partenza con suo marito John, Donnacha e il piccolo Comarc. Prima di partire in uno spazio protetto dalla pioggia l’ha allattato per l’ultima volta prima di poterlo rivedere 16 ore e 80 km dopo, a Courmayeur, in Italia, dove la aspettavano il piccolo che chiedeva la sua poppata e il marito con un tiralatte manuale.

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Sophie è parte del 70% dei partecipanti che sono riusciti a finire la gara. È arrivata 1219 su 1778 totali, in un tempo di 43h:33:09 e a un ritmo di 3,9 km/h come riportano i dati della app e social network Strava. «Mi piacque tantissimo questa gara. Dovendo andare così piano per proteggere il mio stato fisico e per assicurarmi di poter dare da mangiare al mio bambino mi sono goduta il paesaggio, ho parlato con le persone e mi sono riuscita a riposarmi”. Però confessa che non ripeterebbe un’ultramaratona di questa entità in così breve tempo dopo aver dato alla luce un figlio.

Sophie, cofondatrice della compagnia Airlabs, che si focalizza sullo sviluppo della tecnologia per pulire l’aria inquinata delle città, ha cominciato questo tipo di sfide sportive nel 2009, con la “Maratona delle sabbie” (240km sulle dune del Sahara, Marocco). «Con mio marito abbiamo fatto molte gare di corse, in Islanda, Nepal, Svezia. Ho partecipato in altre in tutto il mondo; la più dura è stata la Spartathlon, 246 km tra Atene e Sparta in 36 ore. Non mi piacciono le corte distanze».

Sophie sottolinea che la squadra di volontari dell’UTMB le hanno facilitato le cose perché avesse una certa intimità. La sofferenza è svanita quando, domenica due settembre, circondata da sole e ovazioni, ha oltrepassato la meta assieme ai suoi due bimbi e John.

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