UN RACCONTO DI ROCCIA E GHIACCIO

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Chiara: «Senti Marty ma andiamo a fare la Hintergrat? pensavo a fine luglio. Le condizioni sotto ottime!» – Marty: «Prenota al Coston!».

E così ci ritroviamo il 25 Luglio a Pove del Grappa con destinazione Solda. Il viaggio è lungo ma neanche ce ne accorgiamo, siamo così euforiche, che non ci pesa proprio far tanta strada in macchina e in un batter d’ occhio siamo al parcheggio dell’Hotel Bambi.

ACCESSO

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Ultimati i dettagli si parte per il rifugio Coston a 2661 m. Il sentiero che sale al rifugio costeggia il Rio Solda e si inerpica poi sulla destra su tratti rocciosi ben preparati. Seguiamo poi verso sud- ovest e lasciamo alle nostre spalle la funivia arrivando così dopo tre ore alla meta, dove ci abbuffiamo di specialità della Val Venosta e dove passiamo la notte.

Senza molta difficoltà mi addormento e passo una nottata tranquilla, mentre Chiara fatica a dormire, è molto emozionata (sta per realizzare il suo sogno e io sono felice di poterla aiutare).

SALITA

Sveglia alle 3.30! In camerata tutti si alzano dalla branda e ci si ritrova in saletta per la colazione e poco dopo si PARTE! Il sentiero è ben visibile per via delle varie frontali che illuminano il tragitto. Partiamo lentamente per romper il fiato, Chiara ha un momento di debolezza, forse causato dalla poca colazione fatta o forse anche un po’ dall’altitudine o magari dal buio.

Chiara: «Uffa Marty, non so se ce la faccio, ho paura di non farcela!», Marty: «Forza Chiara! Stiamo per realizzare il tuo sogno, la salita è lunga ma ce la possiamo fare. Pensa a quando saremo lassù, in vetta all’Ortles ad ammirare il mondo!».

Dopo qualche incoraggiamento si riparte alla grande. Chiara è carica. Sorpassata la morena, saliamo per un ripido tratto detritico e subito capiamo che l’ambiente è selvaggio e serve liberare la mente ed esser attive e concentrate per capire la via (neanche un ometto) e schivare le cadute dei massi provocate dalle cordate sopra di noi.

Arriviamo al nevaio su un pianoro armonioso. Penso: “wow non servono i ramponi!”. Ci soffermiamo ad ammirare il sovrastante ghiacciaio del Gran Zebrù che ci segue sin dal Coston.

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Giungiamo alla cresta che ci obbliga a fare una calata sulla sinistra raggiungendo così una cengia per poi risalirla e ammirare il Signalkopf. Finalmente siamo al passaggio chiave, i passaggi dal II al IV grado di roccia non ci preoccupano e l’accesso alla vetta è sempre più vicino ed evidente.

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La penultima cresta davanti a noi è esposta, non ci dà tregua, neppure l’ultimo nevaio che incontriamo di 40° di pendenza ci lascia respirare. E finalmente l’ultima cresta frastagliata ci porta in vetta al Re Ortles a 3905 m.

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Impressionate e quasi commosse da tanta vastità ci rianimiamo scattando foto che riguarderemo con lacrime di gioia.

Chiara: «Marty ce l’abbiamo fatta!», Martina: «Siiiii, anzi NO! Forza che siamo solo a metà».

 

DISCESA

Raccattiamo attrezzatura e zaino e ci avviamo verso la normale che scende al rifugio Payer, dapprima su facile ghiacciaio con qualche crepaccio e ponte di neve, poi per crinali facili fino al Bivacco Lombardi.

Da qui la discesa è impegnativa, falsi sentieri ci sviano dal tragitto originario, ma rientriamo quasi subito in carreggiata attraverso una serie di ferrate. Incontriamo pure dei ragazzi che ci fanno i complimenti per aver fatto quest’impresa.

Chiara è stremata, non ce la fa più, è stata bravissima finora, ma sta per crollare a tal punto che vuole chiamare i soccorsi (mannaggia, se potessi darle un po’ della mia energia). Le fanno male le gambe e io la incoraggio ancora una volta.

Il rifugio Payer sembra ancora lontano, ma stringendo i denti e sostenendoci a vicenda ci arriviamo, dove ci scoliamo due freschissime CocaCola. Altre tre ore e siamo a Solda.

Finchè scendo, ammiro il tramonto che colora la roccia di un rosso sublime.

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Oltrepassato il rifugio Tabaretta ci si ritrova quasi per magia a Solda e finalmente all’auto e io bacio ancora una volta il cielo e ringrazio dell’appagante giornata.

 

AUTRICE: Martina Chinello

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