DOLOMITISTE IN TRASFERTA IN OCCIDENTE

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Chatillon, h 23.30. 

Mariana al casellante: «Scusi, per Cervinia-Breuil è giusta l’uscita?». Claudia: «Madonci Mariana è dagli anni ’90 che non si chiedono informazioni ai casellanti! Esistono i navigatori sai?».

Cervinia-Breuil, h 6.30.

Claudia a dei passanti: «Scusate? Sono questi gli impianti per il Plateu Rosà?». Mariana: «Claudia se me lo dicevi mettevo il navigatore!!».

 

SALITA

Le due sono dirette al bivacco Rossi-Volante, vogliono fare l’attraversata dei Breithorn. Era un po’ di anni che non frequentavano il monte Rosa e le dinamiche le hanno un po’ scordate: «Qua in occidente per salire in quota a volte hanno gli impianti! Ti immagini la Presanella con l’ovovia?!» – «Non me la voglio immaginare… comunque ringrazia l’avvicinamento in cabinovia… ti ricordo il ravanage del Carè Alto…».

Arrivate al Rifugio Guide del Cervino vengono accolte da una musica degna della migliore discoteca di Riccione e da una schiera di sciatori: «Ma sono piste da sci quelle?!» – «Eh sì qua si scia tutta l’estate…» – «Ma cosa vuol dire?! Non si può, non va bene, non è normale… questo posto sembra un centro commerciale…». Vedono tanti che girano, che urlano, che si cercano, che «non mi pestare la corda!», che «tienila tesa!». «Ma sono stressati?» – «Parrebbe un po’… non vedo l’ora di andare oltre il Bretihorn Occidentale, là dovrebbe esserci meno gente».

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AVVICINAMENTO

Travolte da tutto quel carosello vedono tutti legarsi in cordata, dunque si legano anche loro e iniziano a camminare in cordata a bordo pista. Dopo un po’: «Ma precisamente perché ci siamo legate qui?! Non serviva proprio!» – «Bo tutti si sono legati…» – si guardano attorno e scoprono che questi “tutti” sono Guide Alpine. «Perché legano i clienti già qui?» – «In nome della legge credo!» – «Slegate andremmo più spedite…» – «Sì ma non ho voglia di rifar su la corda». E così continuano a camminare legate lungo le piste, da manuale: stando vicine, parallele e con vari metri di lasco… d’altra parte lontane a corda tesa non sarebbero riuscite a chiacchierare bene! Poi arrivate in vista del Breithorn Occidentale, nella zona oltre gli impianti, si sistemano. Nodi a palla compresi: «Ma funzioneranno?».

Giungono al bivacco Rossi-Volante che è quasi mezzogiorno e per fortuna ci trovano solo due ragazzi tedeschi, così possono prendersi due materassi.

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AL BIVACCO

Smangiucchiano qualcosa distese sul balcone di pietra che guarda il ghiacciaio della Verra e Claudia dopo essersi girata in mano la cartina per un po’ domanda: «Ma dunque qui siamo vicini al Monte Rosa?» – «Scusa?» – «Cioè intendo, dov’è il Monte Rosa? Da qua si vede?» – «Ma che cavolo… stai dicendo? Qui siamo sul Monte Rosa!» – «Ma non siamo sui Bretihorn?» – «Sì ma i Bretihorn sono sul Monte Rosa! Cioè loro sono il Monte Rosa!» – «Non capisco…» – «Claudia, allora, il Monte Rosa è una massiccio, hai presente tipo Monte Bianco, Adamello, Presanella… cioè una montagna con tante montagne dentro?!» – «Nooo giura!! Ma Capanna Margherita dov’è allora? Io pensavo che il Monte Rosa fosse quella e basta» – «Santo cielo…» – «Ok scusa, questa uscita non me la perdono».

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Nel frattempo arrivano altre cordate e ben presto il bivacco si satura. Il che qui in luglio è più che normale… tuttavia le due sono abbastanza destabilizzate: gente che va, gente che viene, gente che chiede che letti siano rimasti liberi, gente che cucina. Mariana rovescia un pentolino di tè altrui (ma non c’era spazio vitale!) e l’acqua finisce sugli scarponi di uno dei tedeschi: «Don’t worry, they are not too wet…», che imbarazzo. Ma dov’è finita l’atmosfera del bivacchino tutto per loro del Carè Alto e di tanti luoghi a loro più familiari nelle Alpi di casa? A Est sanno dove andare per non trovare resse… ma sul Rosa sono abbastanza novelline. Si rendono conto che quel caos non fa per loro, per il futuro bisognerà cercare posti più defilati o venire fuori stagione.

Per cena hanno degli ottimi tortellini che Mariana si accinge a cucinare, tuttavia… «Oddio è finito il gas! Aspetta ho una bomboletta di ricambio!» – ma tolto il tappo, il beccuccio risulta tutto arrugginito: «Ops… deve essersi bagnato senza che me ne accorgessi. Ma magari va lo stesso! Ehm… no. @£$%&&/». Si devono allora adattare a consumare dei “Tortellini semicrudi in brodo fresco”: «È una nuova ricetta Claudia! L’ho studiata apposta per le gite faticose, serve per andare via con zaini più leggeri!» – «Madonci che idea grandiosa… devo dire che sei geniale… però stanotte non possiamo farci il tè caldo!!!» – «Suvvia Claudia… lo sai che la MONTAGNA È MAESTRA DI VITA! È tutto allenamento… e poi… è risaputo che la voglia di cose calde in quota è solo psicologica! E si può superare… basta… farsi coraggio!».

IMG_20180708_225020Poi Mariana passa al lavaggio dei denti: «Uso il brodo avanzato…» – «Ma che schifo!! Anche se per una volta non te li lavi…» – «Con l’apparecchio me li devo lavare! E non posso usare l’acqua delle borracce, ci serve domani e non c’è più gas per sciogliere neve!!!» – «Madonci Mariana, tra il fatto che abbiamo una frontale in due, che siamo senza gas, e che ti lavi i denti col brodino dei tortellini… questa gita sta diventando una barbonata di prima categoria!» – «Ma sei senza frontale?» – «Ah già… l’avevo data da caricare a Giovanni ma si è dimenticato poi di inserirmi la batteria!» – «Ma sì tanto… la frontale mica serve!» – «Sì infatti… come il gas!».

 

PARTENZA E RITORNO

D’accordo con le altre cordate si alzano alle 2.30, per anticiparle e partire a scaglioni. Escono silenziose dal bivacco facendo salto a ostacoli tra zaini, scarponi, pentolini, gambe, materiali vari… sembra di essere nel deposito bagagli di un aereoporto indiano.

Si imbragano sussurrando. Mariana si chiede tra sé e sé perché quando parte di notte parla sempre sotto voce, la risposta arriva subito: “Perché la notte è delicata, è come vivere un incantesimo” pensa.

La neve è dura e si pesta bene, Mariana sta davanti con la frontale e Claudia segue. Cominciano a salire pian piano, mantenendo un ritmo basso per dare modo al corpo di svegliarsi e abituarsi.  Tengono la testa bassa per individuare la terminale, che comunque il giorno prima sembrava ben coperta. A un certo punto Mariana si gira: «Ricordiamoci di guardare le stelle! Se no cosa ci siamo venute a fare quassù?». Mette una mano sulla frontale per oscurarne la luce: la luna è un piccolo spicchio nascente, il Carro Maggiore sta scendendo dietro il Breithorn Orientale e le altre stelle sono incalcolabili, nitide, raccontano storie. Ricominciano a salire con la volta stellata che va a morire per lasciare posto ai colori dell’aurora.

Dopo poco Claudia si ferma: «Ho un attacco di nausea… tutto all’improvviso, fino a due minuti fa mi sentivo benissimo!»  – «Prendi tu la frontale magari è il camminare al buio…». Ricominciano a salire, entrambe con pensieri che si fanno più bui. Dopo poco Claudia si ferma ancora: «Dev’essere il colpo la collo che ho preso ieri, ora mi fa malissimo, tipo colpo della strega… non ho tanto equilibrio e mi si chiudono gli occhi». Mariana non vorrebbe dire le fatidiche parole, ma non c’è già più margine per continuare: «Quando vuoi torniamo giù…». Invece Claudia ricomincia a salire.

Arrivate in cresta sulla Roccia Nera si siede, ha freddo e non riesce a scaldarsi: «A 4000m volevo arrivarci, ok non fare la traversata, ma almeno per questa cima ho stretto i denti». A Mariana si scalda il cuore, era tanto che non respirava l’aria dei 4000 e le era mancata: «Questo è un regalo per me… grazie!». Cominciano a scendere, davanti Claudia e dietro Mariana che la tiene controllata a croda corta. Incrociano le altre cordate che si stupiscono che stiano tornando indietro, un ragazzo di Novi Ligure grida: «Ma posso partecipare anch’io al vostro club di ragazze?» – «Certo! Noi andiamo via anche con i maschi eh! Quando vieni a Verona fai un colpo».

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Quando prendono la traccia verso il Plateu Rosà è l’alba. Mariana per cercare di consolarsi rimugina: «Anche il corpo umano è parte di questa Natura, è potente e fa tornare indietro quanto il maltempo e la neve molle; siamo noi che non vogliamo considerare questi fattori sullo stesso piano! Il corpo umano che non funziona è un contrattempo della Natura, dunque questa è Natura. Anche questo è il mio alpinismo allora”.

Claudia, ancora malconcia, vedendo dal ghiacciaio la traversata dei Breithorn nella sua interezza così a portata di mano ma così lontana nella fattibilità sente le lacrime che salgono. Dice a Mariana: «Vuoi andare con gli altri?», la risposta è secca: «Non se ne parla!».

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DISCESA

Prendono la cabinovia che non sono nemmeno le 8.30. Scambiano quattro chiacchere con l’operatore: «Dove siete state ragazze?» – «Al bivacco Rossi-Volante» – «Ah non so dov’è, non sono mai stato sul ghiacciaio» – «Ma Breuil è il nome originario di Cervinia? Come si pronuncia?» – «Breil!» – «Ma il nome “Cervinia” quando glielo hanno dato?» – «Non so…» – «Però sul ghiacciaio dovresti andarci!». Le due sono stupite che questo signore, nato e cresciuto qui conosca così poco il territorio che lo circonda: «È triste che uno del posto viva il suo territorio solo aprendo e chiudendo le porte della seggiovia per i turisti e non sappia nulla della storia dei luoghi che lo circondano…» – «È il prodotto di un certo tipo di turismo… quello che annulla l’identità degli abitanti per focalizzarsi solo su chi è di passaggio».

IMG-20180708-WA0062Si rimettono in strada alle 9.30. È prestissimo e ci sarebbe ancora tutta la giornata davanti, Claudia propone allora di fermarsi a visitare il Forte di Bard. Alle 11.00 è prevista una visita guidata a soli 4 euro, tutto quello che possono permettersi dopo millemila litri di benzina e dazi autostradali. E così entrano nella storia Valdostana: dai Celti, passando per i Romani, per l’Alto Medioevo, per Napoleone, per i Savoia, fino alle Olimpiadi di Torino 2006. Tornando alla macchina si dicono: «Ma noi precisamente tra ieri e oggi ci siamo ritirate dalla traversata dei Breithorn? Perché potremmo anche rigirarla così… siamo andate a fare la Roccia Nera un giorno, anzi una notte, e l’altro giorno abbiamo fatto del turismo! Non ha il sapore di un fine settimana più completo?!» – «Basta con le cime… e cime e cime e cime e cime! Abbasso le cime!!!».

In macchina riparlano della ritirata, è un modo per assorbirla: «Mi ci vorranno un po’ di giorni per rielaborare che non abbiamo fatto la traversata…» dice Claudia – «Anche per me… sai che in cima ho fatto un po’ di foto all’alba?» – «Hai fatto bene! Era bellissima, la luna si era spostata e le cornici erano appena illuminate…» – «Ho fatto delle foto perché al di là degli obiettivi che abbiamo… cosa c’è? Cosa li accomuna tutti? Secondo me sono proprio queste cose: le stelle, le notti, le albe, tutta la Natura che ci ha circondato. Non potevamo tornare giù senza aver lanciato uno sguardo a cose così belle… senza questi panorami che senso ha rincorrere obiettivi?».

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AUTRICI: Mariana Zantedeschi, Claudia Thoma

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