IL LATO b DEL CHIODO D’ORO

Sara Molinari racconta, dal suo punto di vista… Christian Della Maria, vincitore del premio Chiodo d’oro, (parte dell’articolo Lato A e lato B del chiodo d’oro – già comparso su GognaBlog)

Mi è stato chiesto/suggerito di descrivere l’altra faccia della medaglia o meglio, l’altra faccia del chiodo (quella color marrone): e allora eccomi qua.
Christian è una di quelle persone che ama spingere la vita al limite, forse al limite della riserva, al limite della rottamazione…

Già dalla seconda uscita avrei dovuto capire che la strategia non era il suo punto di forza. Quando partendo da Trento con l’auto praticamente in riserva siamo rimasti senza benzina a pochi metri dal Passo Sella e al rientro abbiamo guidato con la macchina in folle per 15 km fino al primo distributore, incrociando le dita a ogni striscia pedonale, rotonda, incrocio… e vi assicuro che ce ne sono parecchi.

O ancora quella volta in Corsica quando, diretti a Bavella per arrampicare, per evitare mezz’ora di traffico costiero decidemmo di prendere una scorciatoia via direttissima appena segnata sulla carta topografica: bene, non pretendo che voi sappiate di cosa si tratti. Per il semplice fatto che l’accesso ai comuni mezzi automobilistici non è consentito. Per percorrere una strada del genere servono dei mezzi speciali, quelli alti mezzo metro da terra, con gomme spessissime, in grado di superare buche, fossi, guadi… oppure devi possedere un kangoo e un autista pazzo.

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Christian Della Maria. Foto: Sara Molinari

Dopo più o meno due ore di saliscendi, un’infinità di stradine e vallate percorse senza più orientamento e dopo essermi immaginata ogni sorta di scenario, siamo miracolosamente approdati a una strada, una di quelle vere, dove passano le auto!

Ci eravamo appena “fidanzati” quando, vedendo una coppia di rocciatori di ritorno dal Campanile Basso vistosamente in litigio tra di loro, commentai ingenuamente il loro comportamento con un “noi non saremo mai così”. Ecco, credo che quella sia stata una delle cazzate più grosse mai dette da me.

Molte delle persone che ci vedono in parete si stupiscono di come riusciamo ad arrampicare senza utilizzare i comandi vocali (infatti non ci parliamo): al che sono solita rispondere che noi parliamo/urliamo solo in caso di estrema necessità, quando cioè è estremamente necessario insultarsi/mandarsi a quel paese. E questo avviene ogni volta che si deve rinunciare a una via, quando il tiro è troppo duro, la corda poco tesa, il traverso troppo difficile o, peggio ancora, quando si deve superare un tetto con le staffe (lì sta il meglio del mio repertorio). Insomma, ogni qual volta si va in montagna.

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Sara Molinari. Foto: Christian Della Maria

Chi conosce bene Christian sa quanto poco gli piaccia camminare o meglio quanto poco gli piacciano le camminate fini a se stesse. Negli ultimi anni però sembra averci preso gusto a fare chilometri. Della Valle del Sarca conosce non solo ogni parete, ma anche ogni sentiero e linea di corriere che riportano a Trento. Per esempio, in questi mesi invernali ha voluto approfondire la conoscenza del territorio mocheno e, visto che le cose o le si fanno bene o non le si fanno affatto, ha camminato per quasi due ore carico di tutto il materiale per fare ghiaccio, nel tentativo di tornare a casa. Ciò nonostante, ancora non sembra aver capito di quanto poco conveniente sia litigare con la morosa se questa ha con sé le chiavi della macchina.

L’abito, si sa, non fa il monaco né tantomeno l’alpinista, e a guardarlo bene quando è in montagna Christian assomiglia più a un operaio metalmeccanico o, nei momenti di maggior lustro, agli alpinisti cecoslovacchi degli anni Ottanta. Gli indumenti sono rigorosamente recuperati, riadattati e il valore tecnico che attribuisce loro è inversamente proporzionale al valore di mercato… nel senso che lui le cose le compra proprio al mercato.

Nel tempo poi ha sviluppato un rapporto morboso, quasi ossessivo, con i guanti, decine e decine di paia di guanti. Credo che il fattore traumatico scatenante sia riconducibile a una perdita: a quando lasciò il suo paio migliore su Cima Brenta e se ne accorse solo dopo qualche ora, praticamente ormai in fondo alla Vedretta ovest. Beh, credo che in quell’occasione per via delle imprecazioni se ne accorse ogni essere vivente nel raggio di chilometri, senza considerare il fatto che era fermamente intenzionato a lasciarmi lì, sola e abbandonata, per andare a riprenderseli.

Sara Molinari

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