VIA SPIGOLO DEL VELO

Il titolo di questo articolo avrà sicuramente attirato l’attenzione di tutti gli alpinisti. E chi non la conosce la Via Spigolo del Velo sulla Cima della Madonna? Aperta da Gunther Langes ed Erwin Merlet nel luglio 1920 è una delle vie più ripetute delle Pale di San Martino e conta approssimativamente più di 5500 ripetizioni tra le quali ci sono solitarie, invernali, femminili, oggetto di record di salita e discesa.

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in discesa ci giriamo e vediamo il nostro bellissimo spigolo!felici!

Nell’estate del 2014 avevo già avuto l’onore di percorrere questo bellissimo spigolo ma, aimè, avvolta in una fitta coltre di nebbia… non avevo visto nessun panorama, l’unica cosa che mi era rimasta impressa era la qualità eccellente della roccia e una arrampicata fantastica. Mi ero ripromessa di tornare lassù, questa volta con il sole.

Così, venerdì  23 giugno 2017 si è presentata l’occasione perfetta. Finalmente avevo un giorno di riposo dal lavoro e sembrava ci fosse una finestra di bel tempo con temperature al di sopra della media. Volevo andare in cordata femminile e Camilla si è fatta convincere in meno di un secondo.

Decidiamo di partire giovedì pomeriggio, di dormire al Rifugio Velo della Madonna e di attaccare la via alle prime luci dell’alba.

Riguardiamo per l’ennesima volta il meteo che conferma probabilità di rovesci sparsi il pomeriggio di venerdì così non perdiamo tempo e ci ritroviamo in autostrada verso San Martino di Castrozza.

La cordata in effetti non era proprio in forma smagliante: questa era la prima volta che facevo cordata in Dolomiti con Camilla, lei era reduce da una brutta esperienza alpinistica che le aveva lasciato dei brutti lividi ed escoriazioni varie sul corpo e in più io ero devastata per aver dormito pochissimo negli ultimi due giorni. Ma il caldo di Verona si era fatto insopportabile e dovevamo andare in montagna.

Arrivate a San Martino di Castrozza veniamo travolte da un violento temporale con grandine… i dubbi iniziano a salire, come la cagarella: “Pensa se sei appesa via e ti becchi questi fulmini!” – “Oddio e se viene da grandinare mentre stiamo scalando?” – “Cosa dobbiamo fare se viene un temporale domani in via?”…

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piove ma lo SPIGOLO DEL VELO è ben illuminato dal sole:questo è un segno!

La mia pandina resiste alla grandine e non si sa come riusciamo a raggiungere il parcheggio da dove parte il sentiero che porta al Rifugio del Velo. Rimaniamo bloccate in macchina con un sacco di dubbi: sono le 20.00 e ci aspettano 2 ore di cammino per arrivare al rifugio ma con questa pioggia e i fulmini come facciamo che c’è anche un pezzo di ferratina? Poi prendiamo il coraggio di uscire all’aperto e dietro di noi sopra gli alberi là lontano in mezzo alle nuvole, un raggio di sole illumina il Velo della Madonna e il nostro rifugio (che sembrano lontanissimi) e subito pensiamo che questo è un segno del destino. Così ci mettiamo lo zaino in spalla sotto la pioggia che però dopo pochi minuti smette e iniziamo a camminare.

 

Nonostante le lasagne, i tiramisù e i ravioli mangiati negli ultimi giorni arriviamo al rifugio in tempo record(1ora e 45 minuti) e senza nemmeno accendere la frontale. Tecnicamente siamo state fortissime perché non ci siamo mai praticamente fermate. Sono le 22:00 e tutte le luci sono spente. Attorno a noi la forza della natura è impressionante. L’aria è frizzante e il silenzio ci avvolge. Sembra impossibile che fino a poche ore prima fossimo nell’afosa città e ora qui sembra di essere in un altro mondo. Mangiamo veloci e iniziamo a studiare le relazioni.

Ne abbiamo due e ci studiamo tiro per tiro attentamente: 30 minuti di avvicinamento, poi una prima parte su placche, si arriva al primo pilastro da dove c’è una via di fuga, secondo pilastro, salto terminale che nell’ultima parte porta in vetta. I Sass Baloss dichiarano di aver salito la via in 5ore e mezza perciò facendo due calcoli (di solito ci mettiamo il doppio del tempo dei Sass Baloss) noi ci metteremo 11 ore… partendo alle 6 del mattino arriveremo in vetta alle 17 cioè temporali in testa a non finire. i dubbi sono molti ma davanti a noi c’è una notte intera che speriamo ci porterà consiglio. Entriamo nel rifugio che è bellissimo e ci sembra un posto di super lusso… i rifugisti sono tutti a letto e sembra non ci siano altri avventori.

Finalmente si dormeeeeeee… sveglia puntata alle 5:00

Ma ecco l’impensabile: all’1.00 veniamo svegliate di soprassalto da un forte temporale… dei lampi illuminano la nostra camerata e il vento sbatte forte sulle finestre…AIUTOOOOOOOOOO.

ARPAV METEO E METEO TRENTINO non avevano accennato a temporali notturni… cosa sta succedendo? Camilla e io non riusciamo a pensare così torniamo a dormire ma quando suona la sveglia fuori il vento continua a soffiare forte.

Siamo indecise sul da farsi. La nostra via è molto lunga e il meteo non ci convince. Alla fine, prendiamo coraggio e decidiamo di andare almeno a vedere l’attacco. I rifugisti sono ancora a letto così facciamo colazione con biscotti e acqua e via giù per il sentiero.

 

Troviamo senza problemi la ferrata e poi saliamo per facili roccette slegate. Davanti a noi l’imponente spigolo viene appena illuminato dal sole. L’aria è gelida e il vento ci fa tremare. Siamo sole tra queste bellissime montagne e non vediamo l’ora di metterci l’imbrago e le scarpette e di toccare la roccia.

Ora non abbiamo più dubbi, lo spigolo davanti ai nostri occhi ci chiama e non  possiamo fare altro che salirlo. PARI E DISPARI e tocca a Camilla l’onore di salire il primo tiro.

 

I primi tiri scorrono veloci, non ci sembra vero che ci siano così tante clessidre da rinviare! Camilla ed io ci alternaimo veloci alle soste e non vediamo l’ora si scalare questa stupenda roccia. C’è pieno di prese da tutte le parti e il panorama attorno a noi ci toglie il respiro. Peccato per il vento e il freddo: a turno ci lamentiamo dei piedi e delle mani congelate ma ormai ci siamo messe addosso tutti i vestiti che avevamo nello zaino e non c’è più niente da fare se non soffrire in silenzio. Vi ricordiamo che l’alpinismo femmilnile è sofferenza!

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Anna

Ad un certo punto le nostre relazioni non coincidono più con la realtà. Sta di fatto che a Camilla tocca un tiro duro di V per fortuna ben protetto a chiodi: sarà la variante Zagonel? Comunque perdersi è impossibile, basta seguire lo spigolo! Ed è così che ci troviamo in cima al primo pilastro! Qui una relazione parla di una spaccata della muerte. Noi da brave cagasotto decidiamo di scegliere la via più facile e logica e cioè calarsi in doppia dal pilastrino nell’intaglio da un ancoraggio non proprio rassicurante… ma sempre meglio di fare la spaccata.

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Camilla sulla sosta del settimo tiro

Eccoci alla base dell’ottavo tiro. Sotto di noi vediamo la grande cengia che è la via di fuga dalla via in caso di mal tempo. Sopra di noi c’è un nuvolone nero e cattivo e ci fermiamo un attimo a ragionare… cioè, io non ragionavo molto, avevo solo in testa l’idea di arrivare in vetta e Camilla si è fatta presto convincere con la voglia matta che aveva anche lei di scalare.

Il secondo pilastro è bellissimo, i tiri in placca sono una meraviglia e noi scaliamo veloci. In un batter d’occhio ci troviamo nell’intaglio dopo il secondo pilastro che ci crea dei disagi in disarrampicata che è meglio non specificare. Ed eccoci alla base dell’undicesimo tiro! Sono un po’ preoccupata per il tiro di quinto che mi aspetta ma la mia compagna mi incita un sacco e alla fine passiamo senza problemi anche queste difficoltà.

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il Rifugio Velo della Madonna

Gli ultimi tiri ci creano un po’ di problemi di orientamento ma alla fine riusciamo a raggiungere la vetta! Non ci sembra vero: ce l’abbiamo fatta! Ci sleghiamo e percorriamo l’ultimo tratto di cresta. Attorno a noi le Pale di San Martino ci regalano una vista spettacolare. Si vede anche il Bivacco delle Guide dove avevo dormito l’anno scorso con Mariana dopo la Via del Gran Pilastro (via del Gran Pilastro). Eh si, Le Pale mi regalano sempre grandi emozioni  e non finiscono mai di stupirmi. Lasciamo la nostra firma sul libro di vetta e ci facciamo una foto… ormai le nuvole minacciose sono sopra le nostre teste e dobbiamo scendere veloci.

 

Subito la discesa ci mette a dura prova con calate, disarrampicate e disagi vari. Ogni tanto scende qualche goccia dal cielo per aumentare le difficoltà. Perché le discese dolomitiche sono sempre più difficili delle salite? Alla fine dopo circa 3 ore (siamo state molto lente ma prudenti) arriviamo al rifugio.

Finalmente troviamo altri umani! Era tutto il giorno che eravamo da sole in mezzo a quelle montagne! La rifugista ci accoglie come sempre con la sua gentilezza e ci chiede come è andata la via e ci fa i complimenti perché era da tempo che non vedeva una cordata femminile su quella via.

Altri due alpinisti ci chiedono informazioni e noi siamo fiere di ammettere che ci abbiamo messo 6 ore e 45 per fare lo Spigolo del Velo! Solo un’ora in più dei Sass Baloss perciò decidiamo che siamo fortissime!

Il sentiero di discesa è lunghissimo ma per fortuna alla macchina ci aspettano le gocciole extra e un bagno rinfrescante per i piedi nella fontana del parcheggio.

Grazie Camilla per questa bellissima avventura !

Per più foto: foto Spigolo del Velo

Autrice: Anna

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