The Swiss Machine: lo svizzero che in montagna correva, che rincorreva sogni

Ciao Ueli, strano scrivere di te, così lontano da me, così diverso.

Era il 2008, e della montagna cominciavo solo ad assaporare il profumo, era ancora tutto da scoprire. Leggevo libri di nomi famosi: Messner, Buhl, Simpson, Moro; non li sceglievo, era quello che trovavo in biblioteca, raramente incappavo anche in video, delle immagini non sapevo bene che farmene… io volevo vivere!

Questo video lo vidi per caso, mi piacque moltissimo! E così ti conobbi.

Di te poi non mi interessai più, avevo cominciato, io in persona, ad andare in montagna. Non seguivo le tue imprese, i tuoi nuovi record, i tuoi progetti, per me sei rimasto fino ad oggi quello che aveva scalato, da solo e correndo, l’Eiger e il Cervino. E qualcos’altro che, pardon, ancora oggi non so.

In effetti, non fosti tu ad ispirare il mio incedere per monti; la mia via la trovai io, e per nulla simile alla tua… esco senza orologio, non conosco mai i miei tempi, non me li segno, vado per allenarmi e se vedo un cespuglio di more o un albero di ciliegie l’impegno va a farsi benedire!

Eppure se quel video me lo ricordo ancor oggi, qualcosa deve avermi pur lasciato. Da neofita avrei potuto pensare che eri proprio pazzo a scalare da solo, eppure non lo pensai mai; intuivo che era parte di un sogno, e i sogni sono quelli che ci salvano dall’essere pedine tristi in una routine che non ci siamo scelti. Arrivavi in cima all’Eiger ed eri felice perché avevi realizzato un desiderio, e questo sentimento è stato forse quello che su ogni vetta raggiunta ci ha unito.

«Keep moving, having a progress in your life» dici nel video, per sbucare dalla parete nord e in cresta ritrovare il sole.

Per realizzare alcune imprese non basta una vita, servono le vite di tanti sognatori messe vicine una dopo l’altra, tante persone che letteralmente “diano la vita” per quel sogno, ciascuna lo spinge un po’ più avanti. È così nel progresso della scienza, della politica, dell’economia, e così anche nell’alpinismo; ci sono obbiettivi troppo titanici perché vengano realizzati da una sola persona e serve la somma dell’impegno di molti. Hai sfiorato il tentativo dell’attraversata Everest-Lhotse, qualcun altro l’aveva accarezzata prima di te e qualcun altro arriverà dopo; ma ce la farà perché prima tu hai dimostrato che l’asticella del limite si poteva portare un po’ più in là. Quel giorno si lancerà un pensiero anche a te.

Ciao Ueli. The Swiss Machine, lo svizzero che in montagna correva, che rincorreva sogni.

Autrice: Mariana

2 pensieri su “The Swiss Machine: lo svizzero che in montagna correva, che rincorreva sogni

  1. carlo

    trovo un po’ azzardato il paragone con economia, scienza e politica…un alpinista sa che il cadere ed ahimè morire fa parte del suo contesto. un economista o un politico, auspicabilmente no – quando questo accade, siamo di fronte a veri e propri eroi che si immolano per la comunità. Concorderete che la missione di un martire antimafia o un ribelle contro la dittatura abbia altre mire rispetto a concatenare everest e lothse.
    mi chiedo anche se sia giusto voler attribuire sempre un significato “aulico” ad un’attività come l’alpinismo che in fondo non è dissimile dallo sci o dal salto in alto. si tratta sempre di ricercare un primato personale senza nessun diretto beneficio per la comunità.
    Non voglio suonare eretico dicendo che io in fondo faccio alpinismo per divertirmi.
    Che ne pensate?

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    1. 4810mdiblbablabla Autore articolo

      Non paragono infatti l’alpinista al politico o all’economista, paragono piuttosto il “come” certi obbiettivi si raggiungono, cioè la modalità. Ci sono, in tutte le attività, dei raggiungimenti talmente difficili che non basta l’impegno di una persona sola, non bastano i 20/30/40 anni di vita che una persona investe per realizzare quel determinato progetto; ma servono, magari 80 anni, o addirittura 100 e più, insomma non la durata media di una vita adulta.
      Esempio: se ora le donne hanno determinati diritti, non è solo perchè negli anni ’70 ci sono state donne che hanno combattuto, ma anche perchè all’inizio del ‘900 altre hanno spianato la strada ad un pensare diverso: diversi diritti sono arrivati, ma c’è voluto più di un secolo (e parlo del mondo occidentale).
      Così nella scienza: quanto scienziati hanno fatto grandi scoperte basandosi su teorie già in parte sviluppate dai loro predecessori?

      Questo intendevo con il paragone. E’ così anche nell’alpinismo, se Ueli Steck ha potuto accarezzare l’idea di tentare quella traversata è perchè altri prima di lui (Moro, Bukreev solo per citarne due) ci hanno ragionato. E chi finalmente la porterà a termine sicuramente farà tesoro del bagaglio lasciato in eredità da Steck.

      Lungi dal paragonare alpinismo e attività utili per la comunità… anche se, ad essere onesta, mi sorge una domanda che formulo così: se l’alpinismo rende felici e diverte è davvero un’attività inutile per la comunità? Si potrebbe aprire un dibattito…

      Spero di aver chiarito il mio punto di vista! Grazie del commento!

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