Via Surprise, Cima Mengol – Alpi Orobie

ANNA: Erano mesi che la cordata Zantedeschi-Milanese non si trovava per fare avventure… le cose vanno così: inizi a mangiare pandori, provi altri sport, vai in falesia in mezzo alla nebbia e al massimo sfiori la catena di un 5c… e l’umore, o meglio lo spirito avventuriero, va a quel paese. Poi scopri che la tua compagna di avventure si è data al RAVANAGE ESTREMOe il divano diventa sempre più invitante.

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sulla destra il Cimon de la Bagozza, a sinistra la Cima Mengol

Sta di fatto che in un batter d’occhio arriva l’8 dicembre, ci ricordiamo che è vacanza e ci rendiamo conto che siamo entrambe libere = E’ ORA DI MUOVERE LE CHIAPPE E RIUNIRE LA CORDATA PER QUALCHE IMPRESA.

Ma cosa facciamo? Dove andiamo? Fare una via ad Arco? Ma figuratevi! Andare a fare scialpinismo? Sì, ma bisogna andare fino in Austria per trovare la neve! Escono altre proposte indecenti tipo: andiamo alle 5 Torri con gli sci, facciamo una via e poi scendiamo con gli sci! (Ma su quale neve??)

Ed ecco che arriva la soluzione: andiamo a fare RAVANAGE! E’ perfetto in ogni stagione.

I dubbi per me sono molti… Mariana mi manda delle relazioni: all’inizio mi propone dei canaloni massimo 45° dove si cammina e basta… poi più passano le ore più le salite si impennano fino alla proposta della VIA SURPRISE sulla CIMA MENGOL nelle ALPI OROBIE. Mariana cerca di convincermi così: «Lì siamo in MONTAGNA, quella vera!! Circondata da cime innevate, con pochissima gente in giro! Spettacolare sembra!».

E voi vi chiederete: ma dove sono le Alpi Orobie? Eh, bella domanda… per fortuna c’è googlemaps che ha sempre la risposta pronta!

Do una letta veloce alla relazione e poi trovo su Facebook (santo Facebook che non si fa mai i fatti suoi!) una relazione e delle foto di quella salita fatta da una ragazza di Milano: la descrive come una salita fantastica, facendo crescere a dismisura il nostro orizzonte d’attesa. Mah, i dubbi comunque rimangono ma mi fido di Mariana e accetto la sua proposta.

Così partiamo il mercoledì sera in direzione di Schilpario, in provincia di Bergamo, e fin qui tutto bene. Poi iniziano i tornanti per arrivare al rifugio Cimon de la Bagozza, la relazione trovata su Facebook dice di arrivare fino lì in quanto la strada è ancora aperta… quando ci siamo ormai sotto, poiché i fari della macchina non lo illuminano, non ce ne rendiamo conto… dunque torniamo un po’ indietro e ci infiliamo su una stradina che indica il Rifugio ma che poi diventa sterrata e ci costringe a fare dietrofront… ma dove siamo finite? La relazione cartacea invece dice di fermarsi in località Fondi e parcheggiare, poi da lì camminare verso il rifugio e in 2 ore e mezza si arriva all’attacco alla via. Decidiamo di tornare indietro alla ricerca di questa benedetta località Fondi: rifacciamo a ritroso la tortuosa stradina che a tratti è ghiacciata, devo sfoderare tutta la mia abilità di guidatrice di furgonati, nel frattempo Mariana smanetta sul cellulare cercando altre relazioni e imprecando perché non c’è segnale.

Torniamo nell’unico posto in cui avevamo visto delle case, e dopo aver letto qualsiasi cartello affisso dal Comune scopriamo che è la famosa località Fondi, così non dobbiamo attuare il piano B di Mariana: andare al bar di Schilpario e chiedere indicazioni agli affezionati del bicchiere.

Dai cartelli ci accorgiamo anche che la strada sarebbe chiusa… ma noi non demordiamo, troveremo il rifugio Cimon del la Bagozza. Rifacciamo dunque la stradina, sgommando di nuovo sulle pozzanghere ghiacciate, e quando arriviamo al punto in cui ci eravamo fermate alziamo lo sguardo e… proprio sopra i fari della macchina vediamo il rifugio! Lo abbiamo sempre avuto davanti agli occhi!! Ma che rintronate siamo??? Parcheggiamo il furgone “occupando ben 8 posti auto” (citazione, ricordatevela…).

È ora di organizzarci per l’indomani: non capiamo quanto ci sia di avvicinamento e non capiamo neppure che materiale portare. Nel dubbio riempiamo gli zaini di friends, chiodi da ghiaccio e addirittura Mariana viene fuori con un martello! «Ma Mariana il martello non serve! Abbiamo le picche!», per fortuna che era lei l’esperta… mi sorgono ulteriori dubbi sull’impresa del giorno seguente.

Mariana decide di mettere la sveglia alle 5.00 e di partire il prima possibile. Decido di fidarmi. La notte scorre tranquilla e quando la sveglia suona fuori c’è ancora una stellata pazzesca. Facciamo colazione e addirittura ci laviamo i denti. Sono le 5.30 e quando mi giro pronta per scendere dalla macchina e affrontare il buio vedo Mariana che traffica con il sacco a pelo… mi dice: «Torniamo a letto perchè c’è troppo buio e non saprei trovare l’attacco,  dobbiamo aspettare che venga un po’ di luce. E poi questa via è girata troppo su FB… non possiamo essere le uniche! Se i locals e i milanesi devono ancora arrivare… sicuramente è troppo presto» – «Ma allora a che ora partiamo??» – «Sinceramente non so bene a che ora si parta per queste cose… perché su Facebook non mettono anche l’orario??» – «Ma la tipa nella relazione non aveva scritto che si erano fermati ad un bar a fare colazione con le brioches?? E i bar di certo non aprono alle 5.00 Mariana!!!» – «OPS».

(Consiglio: nelle relazioni considerate sempre ogni dettaglio, anche quello minimo!! Anche le tappe al bar. NDR)

MARIANA: A quel punto capisco di aver valutato veramente male l’orario della sveglia e decido di tornare a letto: «Anna apriti anche tu il sacco a pelo, ci metti 5 secondi» – «No ormai ho le lenti a contatto e sono vestita».

Mi sento in colpa, ma non posso far altro che dormire… “Le offirò da bere” penso… e così la lascio appoggiata al vetro, ferma come uno stoccafisso in attesa dei famigerati locals. Mi addormento cullata dalle occhiatacce taglienti della mia compagna di cordata. Probabilmente vuole uccidermi.

ANNA: PAUSA –  PAUSA – ANNA RESPIRA, STAI CALMA… (in quel momento l’avrei uccisa lo devo ammettere mi spiace).

Ok, io mi sono messa le lenti a contatto e non posso chiudere gli occhi perciò mi appisolo in un angolino appoggiata al mio zaino senza sacco a pelo… ovviamente dopo un po’ mi addormento anch’io, per poi svegliarmi tutta incriccata e infreddolita… Mariana dorme alla grande (…stare calmi, stare calmi), allora mi decido a tirare fuori il sacco a pelo… non faccio in tempo ad entrarci che arrivano nel parcheggio ben 3 macchine e la mia compagna si alza di scatto: «Sono arrivati i locals è ora di uscire e seguirli!»…Stare calmi stare calmi…

MARIANA: Mi fiondo fuori dalla macchina e chiedo al primo local che mi viene a tiro. «Cosa fate?» – «Cima Mengol» – «Ma che via?» – «Surprise, saremo tutti lì oggi».  Lo dice boffonchiando, come non volesse farsi capire… e scappa via veloce. Fuggitivo che non vuole altre cordate tra i piedi!! Non dobbiamo perdere le loro tracce!!!

ANNA: Così ha inizio la nostra avventura… ci mettiamo in coda a una cordata di tre ragazzi che ci accolgono con un «Avete occupato 8 posti di parcheggio» – «Ma dovevamo pur dormir dritte!!! E la macchina poi l’abbiamo sistemata!!».

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L’ambiente attorno a noi è suggestivo e selvaggio. È bello conoscere posti nuovi e scoprire queste bellezze! Davanti a noi la Bogazza è ricoperta da un soffice manto di neve e lungo i suoi pendii si intravedono diversi canali. Sulla sinistra riconosciamo Cima Mengol, ma anche lì i canali sono tanti e ci sentiamo un po’ spaesate… se non ci fossero i tre ragazzi non avremmo mai trovato l’attacco della via. Il sentiero inizia a impennarsi e ben presto ci troviamo su una pietraia… io avanzo con fatica (non sono abituata come Mariana a ravanare), appena inizia la neve dura ci infiliamo i ramponi e tiriamo fuori le picche. Il canale davanti a noi mi sembra infinito e la salita è davvero faticosa. Sto sudando un sacco ma appena mi fermo ho freddo… che disagio. Finalmente ecco il canalino dove attacca la nostra via… davanti a noi vediamo sempre i tre ragazzi che salgono slegati… io supplico Mariana di tirare fuori la corda e così iniziamo finalmente a scalare. La salita è piacevole, la neve regge ed è un piacere proteggersi a friends. Facciamo un tiro e poi di nuovo in conserva e raggiungiamo i tre ragazzi, la via ci sembra davvero facile… ma allora siamo fortissime!!!

La neve più in alto inizia a cedere ed è un po’ marcia, anche la roccia in alcuni punti non è proprio solida. Attorno a noi il paesaggio è davvero bellissimo e respiriamo forte l’aria!

Mariana parte per un tiro e appena sento la corda in tiro parto anch’io! Il canalino si impenna e vedo che c’è un bivio: Mariana ha deciso di fare una variante, per aggiungere un po’ di pepe… che se no non arrivava mai!

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Con un non semplice passo atletico scavalco un salto di roccia e raggiungo la mia amica in vetta: «Maccome? E’ già finita??». Siamo incredule, non è possibile che sia già finita! E non ce la siamo fatta sotto nemmeno una volta… non abbiamo mai bevuto né mangiato…come è possibile? I ragazzi in vetta ci fanno i complimenti e noi a loro. Quando scendono rimaniamo sole su quel cucuzzolo innevato: attorno a noi vediamo delle montagne bellissime, purtroppo non sappiamo i nomi…

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Dopo aver bevuto il tè con i biscotti e aver guardato l’ora: sono le 11.00 (cose mai viste in questa cordata… stavolta siamo state velocissime) decidiamo di scendere. La discesa passa su un traverso esposto e poi giù da un canalone spacca-ginocchia… una discesa infinita! Attraversiamo un laghetto ghiacciato e osserviamo la nostra cima da sotto. Sul prato sotto i nostri piedi la neve si è trasformata e ha formato dei bellissimi rosoni ghiacciati.

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Ci guardiamo indietro ammirando la nostra cima e, pensando a tutti gli imprevisti che abbiamo avuto, non ci sembra vero di essere state lassù!

Anna & Mariana

 

 

 

2 pensieri su “Via Surprise, Cima Mengol – Alpi Orobie

  1. Mariapia Izzo

    Ciao ragazze!! Grandi e come sempre simpaticissime nel modo di raccontare le vostre salite !!! ( mi sa che la relazione che avete letto…”ragazza milanese”…era la mia!?).
    Mapi 😉

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