VIA CONSIGLIO/BARBIER (o del Gran Portale)

IL VIAGGIO

Abbiamo programmato un fine settimana in Dolomiti, e visto il bel tempo ci hanno seguito anche Sonja, sorella di Mariana, e Isma, il suo ragazzo spagnolo. Loro avrebbero circumnavigato la Tofana di Rozes per poi fare la normale alla cima, noi invece una via nei pressi di cima Scotoni.

A questa variegata combriccola le cose semplici e scorrevoli proprio non piacciono, quindi per raggiungere la Val Badia ci abbiamo messo sette ore, se fossimo andati verso sud saremmo tranquillamente arrivati a Napoli. Perché?

  • La partenza delle 11.00 è diventata delle 12.00;
  • dopo 5 km siamo tornati indietro per un cambio macchina. Perché Sonja e Isma hanno scoperto che il rifugio che volevano raggiungere era pieno, e allora per dormire serviva loro il furgone;
  • Google maps ci ha detto che l’autostrada era intasata: facciamo la statale;
  • A Rovereto entriamo sulla A22: rallentamenti. Usciamo a Trento Nord: statale. Rientriamo a Bolzano: rallentamenti. Usciamo a Bressanone: coda immobile.

Per fortuna Sonja e Isma sono due artisti di circo contemporaneo, e così ad un certo punto li abbiamo visti uscire dalla macchina e aggirarsi tra le auto immobili facendo acrobazie per sollevare il morale degli autisti disperati.

LA VIA

Dopo quest’epopea Sonja e Isma ci hanno lasciato al nostro avvicinamento: eravamo dirette verso la via Consiglio/Barbier, sulla parete di Fanis di Mezzo.

 

L’avevamo adocchiata per la sua linea particolare, sale infatti a fianco di un enorme portale che si apre come uno squarcio sulla parete. Non è una via difficile, si aggira sempre sul IV, con tre passaggi di V, assolutamente affrontabili. La roccia, a parte il primo tratto, è ottima, e le eventuali parti friabili sono comodamente aggirabili. Ci sono molte clessidre, ben sfruttate per le soste, tuttavia un paio di chiodi sono consigliati; noi ne abbiamo piantato uno, lasciandolo poi in loco, per sostituire quelli dell’ultima sosta in parete, ormai da buttare.

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OUR 5 STARS HOTEL

Alle 20.30, con l’ultima luce, siamo arrivate nella nostra stanza d’albergo a 5.000 stelle, su un verde praticello alla base della parete.

Sistemati i sacchi a pelo Mariana si accinge a preparare la cena, ma… l’accendino?! Come al solito se l’è dimenticato… (ma Giulia non è a conoscenza dei precedenti… e la perdona). Per fortuna con noi abbiamo anche gallette, prosciutto, banane e cioccolata, un buon mix per tappare il buco nello stomaco.

I BLABLABLA

Come consuetudine ci viene facile affrontare qualsiasi argomento… per esempio in questo frangente abbiamo approfondito i diversi gusti della cioccolata, constatando che la Lindt, non ce ne vogliate, è troppo burrosa.

E ci viene anche facile saltare di palo in frasca: ecco che dal niente, vedendo giù in valle un paesino illuminato, Mariana parte con filippiche filosofiche: «Ma ti rendi conto che è sabato sera e noi siamo qua, sole-sole e laggiù ci sarà un sacco di gente? E c’è gente anche in via Mazzini!! E anche a New York? E stanno magari facendo shopping?».

Le filippiche partono sciocche… ma scavando viene fuori altro: davanti a quel bendidìo di tramonti, stelle e silenzi il pensiero va a chi non può scegliere di essere nella condizione in cui ora noi ci troviamo: «Non mi definirei fortunata ad essere qui piuttosto che in un centro commerciale… perché l’ho scelto io, non è fortuna, è una mia decisione. Ma è altrettanto vero che la possibilità di poter scegliere… quella non me la sono guadagnata con la mia volontà, quella sì che è fortuna…», e così il pensiero corre verso i terremotati e verso chi subisce guerre e catastrofi che non si è scelto.

LA NOTTE

Con i sacchi a pelo chiusi ermeticamente attorno al collo e le teste adagiate sulle corde ci abbandoniamo ad una cascata di stelle cadenti (che solo Mariana vede, Giulia è senza occhiali). In compenso però Giulia può godere della compagnia di alcuni camosci che ci hanno brucato tutta notte dietro (tutta colpa di Mariana che russa alla grande e non la fa addormentare).

IL RISVEGLIO

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Ci svegliamo con i sacchi a pelo che per l’umidità pesano tre volte tanto il loro peso, ma davanti allo spettacolo delle cime illuminate dal primo sole quasi non ce ne accorgiamo. Tutta l’atmosfera è un acquarello.

Dovremmo farci un tè, ma siamo senza accendino, allora potremmo almeno bere dei sorsi d’acqua… ma siccome nessuna ha poi voglia di andare al laghetto (20 metri sotto) a rabboccare le bottiglie per la via decidiamo di fare una colazione secca: un mattone di 10 biscotti+saliva a testa (ma tanto l’alpinismo non è sofferenza???).

E con questo pacco sullo stomaco andiamo a nascondere gli zaini e ci dirigiamo verso il cono detritico che conduce all’attacco.

LA VIA

Col solito pari e dispari la sorte decide chi sarà la prima a partire: tocca a Mariana. E subito dopo a Giulia, che su questi terreni è una novellina (ma tostissima): quando Mariana la raggiunge alla seconda sosta sbianca! Constata infatti che si è fermata su un chiodo solo!! Di sicuro questa non è la sosta a “clessidre con cordino rosso” di cui parlava la relazione.

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«Non ti preoccupare Giulia, sul III grado perdersi è facile!». A Mariana l’arduo compito di raggiungere la rampa giusta, e con un tiro da 60 m siamo di nuovo sulla retta via. Riparte Giulia, che per la seconda volta manca la sosta, e Mariana con nonchalnce (tanto lei non c’è) le urla: «Bè… disarrampica fino all’ultimo cordone!».

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Va tutto beneeee!

Dopo altri due tiri cominciano alcuni passaggi di V che meritano di essere descritti.

Il primo è un passaggio decisamente fisico, tocca a Giulia: visto che lei in falesia si lavora i 7° manco lo sente. E Mariana, ingenua, non pensa a questo particolare essenziale… e prima di passare le ci vogliono 3 tentativi con corda tesa.

Il secondo V invece è decisamente dolomitico. La relazione parla di una fessura, Mariana non capisce bene come affrontarla, esterna? Ma la roccia è marcia… e allora decide per la safe-solution: infilarcisi dentro come una larva nel legno. Così sicuro non si cade! Con movimenti articolatori estremi se la lascia alle spalle.

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Lo zaino m’è d’impiccio…

Arrivata in sosta comincia a recuperare Giulia, sente intanto uno strano rumore di ghiaia che cade… si guarda attorno, ma non vede nulla, pensa alla parete gialla lì vicino, ma niente si muove. Dopo qualche secondo sente un rumore sordo, come di vento, e girandosi di scatto vede una enorme scarica di pietre arrivare dall’alto: “saaaaaaassiiiiiiii!!!!”. Chi dentro una nicchia e chi spiaccicata alla parete ci salviamo.

Ormai Giulia ha imparato a trovare le soste e saliamo veloci; Mariana parte per il penultimo tiro, ma non si trova con la relazione: “Vabbè… su bisogna andare… seguiamo quindi il facile e la roccia buona”. E in effetti arriva proprio in bocca alla sosta: due chiodi decisamente ballerini. Prova a ribatterli, ma fa peggio perché la roccia si sfalda. Lì posti per integrare non ce ne sono, così decide di disarrampicare per un paio di metri per tornare ad una clessidra, e lì sacrifica il beneamato chiodo donatole da Sonja.

(Sonja, venuta poi a sapere che il suo dono era stato conficcato per aeternitatem su quella parete, si è sentita molto orgogliosa e onorata).

Siamo ormai all’ultimo tiro e Giulia se lo mangia in un battibaleno, in 12 tiri è diventata una provetta dolomitista!! Tuttavia in cima trovare un masso che sia sicuro per fare sosta metterebbe in difficoltà chiunque… succede così che cadono su Mariana altre scariche di sassi: e una, e due e tre… alla terza Mariana non si trattiene e, nascosta in un mini buco dove neanche un peluche ci sarebbe entrato, sfoga urlando la sua ira: «Giuliaaaaaaaaa!!!».

Ma è bene quel che finisce bene, e finalmente ci possiamo abbracciare in cima!!! È fatta!

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LA DISCESA

Il “sentiero” si rivela un ghiaione di roccia tascabile, ma il panorama compensa il tutto! In una domenica d’agosto con le autostrade intasate… qui siamo sole, e questa solitudine ci sembra pazzesca e inspiegabile! Regalata.

Arrivate al campo base recuperiamo gli zaini e facciamo una tappa in piscina (il laghetto Lagazuoi), mai fatto una bagno così ristoratore!

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Contente e stanche morte ridiscendiamo incontro a Sonja e Isma.

Ci abbracciamo tutti e quattro e abbiamo un sacco di cose da raccontarci, il tempo non mancherà… visto che a Bressanone troviamo di nuovo CODA, una maledizione. 😀

Giulia e Mariana

RELAZIONEVIA CONSIGLIO-BARBIER (consiglio: per l’avvicinamento dal rifugio Lagazuoi consultarne altre);

 

 

 

2 pensieri su “VIA CONSIGLIO/BARBIER (o del Gran Portale)

  1. Marco SognatoreFallito

    ” «Non mi definirei fortunata ad essere qui piuttosto che in un centro commerciale… perché l’ho scelto io, non è fortuna, è una mia decisione. Ma è altrettanto vero che la possibilità di poter scegliere… quella non me la sono guadagnata con la mia volontà, quella sì che è fortuna…»,

    Guarda che l’impossibilità di poter scegliere è molto diffusa anche in situazioni non tragiche come guerre e carestie: la vita di una qualunque semplice e banale persona è il risultato di tante “scelte” che hanno l’hanno condizionata e definita, scelte che ho messo apposta tra virgolette perchè spesso non siamo pienamente consapevoli di cosa stiamo facendo e scegliendo. Spesso la vita va come deve andare…. e più avanti ci rendiamo conto che se c’è andata bene è stato solo per puro culo, perchè al momento abbiamo IMPROVVISATO.
    Tutti improvvisiamo. Il manuale non c’è.
    Spesso inoltre ci si trova in una condizione che ha dei pro e dei contro. E tra pro e contro preferiamo stare come stiamo… ma quanto pesano i contro!!!

    Continuate a fare queste cose anche per me, che vi leggo e posso così sognare un po’.

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  2. Marco SognatoreFallito

    Posso dirvi che siete dei veri maschiacci?
    Non è questione di maschilismo: è questione di constatare come di fatto sono ,dal punto di vista statistico, gli esseri umani.
    Non è affatto frequente trovare donne che fanno (e nemmeno che si sognino di fare) queste cose, soprattutto senza alcuna compagnìa maschile (non che sia indispensabile, ma di fatto è così).

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