VIA DEL GRAN PILASTRO – PALA DI SAN MARTINO

Scrivere questo articolo è stato più difficile di altre volte. Mettere per iscritto forti emozioni, come quelle vissute, non è impresa da poco… ci abbiamo provato. È un racconto lungo… mettetevi comode/i. 😉

L’IDEA

Da poco ci siamo finalmente comprate i friends nuovi! Cercavamo una bella occasione per inaugurarli, così ci siamo incontrate per sfogliare alcune guide… Mariana ha preso in mano quella delle Pale di San Martino, dall’estate scorsa ricordava una via particolare: «Ce n’era una… con bivacco in cima… uno spigolo forse, ricordi? Ah questa, eccola!», la risposta entusiasta di Anna non si è fatta attendere: «Ok! Quindi, cosa bisogna fare? Da dove si parte? Dal rifugio Pradidali, chiamo per prenotare».

E così è partita l’avventura, forse con una valutazione un po’ troppo sommaria delle difficoltà complessive, d’altra parte se avessimo valutato ogni particolare non saremmo mai partite… e le avventure funzionano così: ti fidi della tua preparazione e vai a esplorare l’ignoto.

LA VIA

La via, aperta da Langes e Merlet nel 1920, risale la parete Sud-Ovest della Pala di San Martino, sfruttando i molti punti deboli presenti, infatti il grado non supera mail il IV+. Tuttavia, sebbene le difficoltà arrampicatorie siano contenute, non è una via da prendere sottogamba: con i suoi circa 20 tiri è molto lunga, l’orientamento non è scontato e le soste sono per la maggior parte da attrezzare, non da ultimo la discesa è impegnativa e delicata.

Gran Pilastro

Ecco il gran pilastro!

LA LOGISTICA

L’organizzazione di quest’avventura non ci sembrava facile, quindi per non soffrire troppo i 600m di sviluppo abbiamo cercato di studiarci una logistica perfetta.

Ci siamo prese quasi 3 giorni (sì tre giorni!!), per avere il tempo di fare tutto con tranquillità. Il nostro piano è stato questo: partenza venerdì pomeriggio con arrivo e pernotto al rifugio Pradidali, sabato via, notte al Bivacco delle Guide di San Martino in cima alla Pala, e domenica mattina, belle riposate, discesa e a casa a Verona per merenda. Gli zaini dovevano essere leggerissimi, ma sebbene per la via avessimo centellinato al millilitro l’acqua e il cibo, eliminato il sacco letto, le mutande e i calzini di ricambio e altre cianfrusaglie essenziali per le femmine… risultavano comunque pesanti.

COMINCIA L’AVVENTURA!

Venerdì sera dopo piogge torrenziali e sotto un vento patagonico mettiamo piede al rifugio Pradidali. FWWD faceva il vento fuori, e BLAM siamo all’improvviso entrate nella sala da pranzo, tutti gli avventori si sono girati a guardarci straniti, tanto che dopo un momento di tentennamento abbiamo detto imbarazzate un «ciaaaoo» generale. Dovevamo proprio sembrare due sbandate. Abbiamo scongiurato i rifugisti di darci uno spazio interno per prepararci la cena, e alla pietà del rifugista si è aggiunta anche quella di un gruppo di signori che ci ha regalato l’avanzo di vino…

Gran Pilastro

Rifugio Pradidali

Siamo andate a letto tranquillissime, convinte che il forte vento fosse solo passeggero. Ma quando la sveglia alle 5.00 ha interrotto i nostri sogni fuori l’aria mugghiava alla grande, e Mariana (ancora traumatizzata dall’esperienza sul Gran Sasso) se ne salta fuori con una proposta idecente: «Torniamo a letto altre due orette e vediamo se passa» – «Ma sei fuori?! Andiamo all’attacco e lì decidiamo!».

Anna ci aveva visto dentro e all’attacco l’atmosfera è tranquillissima. Con un pari e dispari partiamo. I primi tiri ce li mangiamo veloci, il percorso è infatti molto logico e le soste più o meno attrezzate. Anche il camino non ci dà grossi problemi… basta seguirlo! Inoltre fino alla sua fine i tiri da affrontare sono, a livello di numero, ancora nella norma: circa una decina. Sarà negli altri 10 che cominceremo a renderci conto dell’avventura in cui ci siamo cacciate!

MA COSA CI È VENUTO IN MENTE?!

Il lunghissimo camino porta letteralmente in un altro mondo, mentre eravamo nelle sue budella non vedevamo cosa ci fosse attorno a noi, ma appena sbucate ci ritroviamo in alto, davvero in alto, in un mare infinito di vuoto, roccia e possibilità di percorso. Qui non vigono più le regole del plaisir, ma quelle dell’esplorazione, dell’avventura e della creatività.

Gran Pilastro

Iniziano le placche

Per noi la musica cambia, e ce ne rendiamo conto dalle nostre sensazioni. Per esempio ogni tanto Mariana si guarda indietro con la speranza di essere raggiunta da altre cordate, per sentire meno la solitudine in un ambiente per noi ancora da scoprire. Ma nessuno ci segue, siamo proprio solo noi due!

Nella fascia di placche che segue il camino è più facile perdersi, così decidiamo di tirare fuori dallo zaino la “biblioteca”: diligentemente infatti ci eravamo stampate ogni sorta di relazione. È arrivato il momento di incrociare le informazioni! Scartiamo i Sass Baloss: troppo ermetici. Scartiamo anche i Rampegoni: troppo loquaci… secondo Anna infatti: «Per scrivere tutta ‘sta pappardella o prima si sono fatti una canna o in via si sono portati uno scribacchino!». Teniamo quella di Orme Verticali (sì ne avevamo addirittura tre!!).

Con il cambio di relazione però ci si sfasano un po’ i tiri, così per circa due ore quando controlliamo a che punto siamo la risposta è sempre la stessa: 14° tiro. Mistero.

Un altro mistero è come gli altri siano riusciti a fare quasi sempre tiri da 60m! Perché dopo circa 40m noi soffriamo sempre di un attrito pazzesco?! Poi capiamo: non devono essersi protetti molto! Ma noi come possiamo fare altrettanto? Abbiamo i friends nuovi e in ogni buona fessura vogliamo incastrarli! Inoltre facciamo tutto per bene: attrezziamo soste su 3 punti, usiamo ogni singola clessidra, ogni fessurina, ogni buchetto, insomma qualsiasi possibilità è buona per “metter giù roba”. E così perdiamo in rapidità.

Davanti a questa constatazione capiamo che proprio il non proteggersi può essere la chiave della velocità… ecco perché le ore volano come minuti e in un battibaleno sono già le 18.00! Mancano pochi tiri ma abbiamo la sensazione che diventeranno eterni, ormai cominciamo a risentire della fatica… le barrette consumate velocemente aiutano il fisico a rimanere pimpante ma non la testa: non ne possiamo più! Arrivano delle nuvole e poi il tramonto… vogliamo uscire da qui! Eppure sappiamo bene che non c’è posto per disattenzioni o ritirate, ed è in questo momento che dobbiamo avere i nervi saldi. Ci incitiamo a vicenda.

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Per fortuna ogni tanto sentiamo delle grida di un’altra cordata su cima Immink e ci consoliamo… non siamo le uniche idiote che a quelle ore indecenti sono ancora “appese via”.

Arriva l’ultimo tiro duro (si parla comunque di un IV+), piuttosto che rischiare di tirare le nostre forze fino al limite preferiamo spezzarlo e alternarci . La relazione dice che d’ora in poi sarà solo III, noi speriamo in uno di quei “rumeghi” che in mezzo secondo portano in cima… e invece siamo ancora immerse in un oceano di placche tutte uguali e non vediamo una via d’uscita logica. La relazione parla di un “camino giallo”, ma davanti a noi ci sono solo fluttuanti placche grigie… fin dietro a noi tutto corrisponde ma ora dov’è la chiave d’uscita? Mariana prova a leggere le relazioni con occhio filologico: ipotizzando errori e immaginando nuove interpretazioni… ed ecco un’idea! «Anna prova a girare quello spigolo!» – «Un chiodo!!! … e e e… sono al camino gialloooooo!». Ci diamo veloci il cambio e ormai al crepuscolo Mariana è sull’anticima.

DSCN8409

Anna sale qualche altro metro per avere una visuale più ampia e grida: «Ma Mariana non siamo ancora in vetta! Davanti a me c’è un’altra montagna…». Mariana incredula tira fuori dallo zaino le relazioni per l’ennesima volta, ma sono ormai inutili, invece è utilissimo ricordarci il resoconto del sito IVgrado.com:

[…] In cresta ci sleghiamo e saliamo con un’andatura simile alla ritirata di Russia ed alla si salvi chi può. Il Guaina, con lo zaino al seguito ed in preda ad un calo di zuccheri da tappone pirenaico, arriva in cima dopo quasi tre quarti d’ora, quando ormai penso che abbia preferito dormire sotto a qualche sasso. […]

Noi di certo non vogliamo fare la stessa fine del Guaina! Così prendiamo coraggio e veloci con la frontale in testa risaliamo le ultime rampe di II grado e alla fine eccolo là: il Bivacco delle Guide risplende sotto il cielo stellato e noi ci fiondiamo dentro come se non ci fosse un domani. Ci abbracciamo forte.

Siamo euforiche e ripetiamo a noi stesse frasi deliranti come: «Se trovo un moroso giuro che metto la testa a posto» – «Con ‘ste corde ci facciamo un falò, i friends li regaliamo e le scarpette le diamo al Beppe, che le appenda nel suo negozio come reperto».

RELAX TIME

Con nostro grande stupore, varcata la soglia, ci accorgiamo che il bivacco è nuovo di zecca, appena restaurato, e dall’inizio della stagione siamo la quinta cordata a metterci piede! Finalmente possiamo ingozzarci del poco cibo che abbiamo e infilarci sotto le coperte ancora vestite con la nostra zozza tenuta da arrampicata.

Mariana esce un attimo a vedere le stelle, ma rientra in fretta, il panorama è fin troppo bello: essere su un cucuzzolo circondato da tenebre e trovarsi, non sotto, ma letteralmente avvolta nelle stelle e nella Via Lattea… le dà quasi un senso di nausea e vertigini.

Mandiamo un messaggino a casa: “Siamo vive!”. E dormiamo, non vogliamo pensare a domani, siamo felici!

Abbiamo battuto il record… abbiamo scalato il Gran Pilastro in ben 14 ore, applausi prego (…).

Gran Pilastro

Tempismo perfetto…

LA DISCESA DELLA MORTE

La mattina è fresca e il paesaggio attorno a noi è incredibile, si vede tutto: la pianura Padana, il Lagorai, il pianoro delle Pale, la Marmolada, il Pelmo, la Civetta, le Tofane, il Cristallo e là in fondo le Tre Cime di Lavaredo.

Tuttavia l’entusiasmo mattutino viene subito smorzato con la discesa: appena ci abbassiamo un po’ di quota ci appare il percorso: una ripida rampa detritica e 5 torri labirintiche che collegano la nostra cima al pianoro delle Pale, un passaggio obbligato.

Lo scenario ci sembra abbastanza orrido e ci sentiamo in trappola… e tutte e due, senza saperlo, pur di chiamare il Soccorso Alpino facciamo lo stesso assurdo pensiero, Anna: “Mi graffio la schiena, dico che sono caduta e che ho paura di essermi fatta male alla colonna vertebrale”. Mariana: “Mi butto un sasso sul piede e mi slogo la caviglia”. Ovviamente questi pensieri non hanno niente di serio… ma davvero ci troviamo a combattere con la nostra paura.

Gli ometti spariscono e i bolli e le frecce, che in teoria avremmo dovuto seguire, sono così sbiaditi che già dopo due metri siamo perse. «La biblioteca questa volta non ci salverà». Prendiamo coraggio e iniziamo a inoltrarci tra le cenge esposte. La roccia non sempre è solida, procediamo lentissime con la certezza di fare un record anche in discesa… in effetti ci metteremo 3.30 h invece delle 2.20 dichiarate dai Sass Baloss, ma Mariana ha la risposta pronta: «L’ora in più è l’ora della prudenza». Per essere più sicure ci infiliamo persino le scarpette d’arrampicata, nonostante i piedi siano ancora gonfi dal giorno precedente, ma non ce ne importa nulla.

Anche qui, i nostri discorsi non sono proprio “a piombo”: «Mettere il piede sinistro su questa mensolina, poi avvicinare il destro, allungare la mano qui che c’è roccia buona, fare spaccata, ricongiungere i piedi, ecco la freccia, abbassarsi…», Mariana: «Mi sembra di fare un tutorial su You Tube!» – Anna: «Proprio così! Va benissimo, serve autoconvinzione!».

Finalmente arriviamo sul pianoro e con alcune difficoltà di orientamento (non è più finita!!) ci ricongiungiamo al sentiero che ci riporta al Rifugio Pradidali. Riusciamo a trascinarci alla macchina e ormai un’altra giornata è volata.

I sedili non sono mai stati così comodi e guidare è un tale piacere ora!

Ah… ovviamente, non siamo a casa per merenda!

IL GIORNO DOPO, NELLE NOSTRE CASE

Driin driin driin.

«Pronto? Ciao, come va?»

«Bene!»

«Quando sei libera? Quando andiamo ad arrampicare?»

«No per cairtà! Oggi faccio resting! Anzi no! Voglio un’altra avventuraaaa!!».

 

Anna & Mariana

 

FOTO: abbiamo messo altre foto nella galleria

RELAZIONE: siccome 3 non ci sono bastate… abbiamo disegnato anche la nostra! Una garanzia… VIA DEL GRAN PILASTRO

 

8 pensieri su “VIA DEL GRAN PILASTRO – PALA DI SAN MARTINO

  1. enrico vettore

    Che dire???
    BRAVE, BRAVE e BRAVE.
    Ve lo dice uno di quelli che sentivate urlare sotto di voi…perche anche noi 5 (eravamo in 5) sentivamo voi e credevamo veramente saremmo riusciti a raggiungervi al meraviglioso bivacco per fare quattro risate in compagnia, magari davanti a una birra…
    Abbiamo attaccato la via alle 10 e mezza (!!!???) e abbiamo distrutto le relazioni a forza di aprirle e chiuderle cercando di interpretare i vari passaggi. (le hanno veramente scritte sotto effetto di allucinogeni…)
    Abbiamo cmq perso la via un paio di volte perdendo tempo prezioso e così facendo, mentre voi due riposavate comodamente sulla cima, noi abbiamo bivaccato sulla minicengia della 17^ sosta…
    Fortuna ha voluto che la serata prima e la nottata poi, fossero asciutte e non freddissime.
    E’ stata cmq una esperienza emozionante e costruttiva.
    La discesa poi…non ne parliamo… sapete tutto!!!.

    Augurandovi sempre arrampicate meravigliose in ottima compagnia.
    enrico

    I COMPADRES
    di Padova.

    PS: dal giorno 30 settembre prossimo per 10 gg, I Compadres si ritrovano in Ogliastra per il loro consueto ritiro sul calcare Sardo. Di nuovo insieme, vi nomineranno ricordando questa emozionante esperienza.

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    1. 4810mdiblbablabla Autore articolo

      Ciao Enrico, rileggendo le tue parole stiamo ancora ridendo tantissimo! In effetti avevamo visto delle persone risalire il ghiaione e all’inizio ci sembrava di sentire delle voci sotto di noi. Ma noi, convinte che qualsiasi altra cordata ci avrebbe superate in un battibaleno, abbiamo pensato di aver avuto delle allucinazioni; per questo ci scusiamo di avevrvi lanciato giù un sacco di sassi, infatti all’inizio ci stavamo attente ma poi disperate nella solitudine non abbiamo neanche più gridato “sassoooooooo”! Ripensandoci, se ci aveste raggiunto al bivacco, dove avremmo dormito tutti e 7 😉 ? La mattina dopo ormai quasi salve al Rifugio Pradidali, abbiamo guardato in alto e vi abbiamo notati sul ghiaione prima dei pinnacoli e ci chiadavamo come facevate ad essere là a quell’ora e da dove eravate saliti! Ma ci sembrava foste troopo a destra rispetto ai pinnacoli e volevamo gridarvi di andare più a sinistra ma non ci avreste mai sentito.
      Grazie di averci scritto, è stato bello ed emozionante leggere il vostro racconto!!!:-D
      P.S.: ma i COMPADRES chi sono?

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    2. 4810mdiblbablabla Autore articolo

      Ciao Enrico, rileggendo le tue parole stiamo ancora ridendo tantissimo! In effetti avevamo visto delle persone risalire il ghiaione e all’inizio ci sembrava di sentire delle voci sotto di noi. Ma noi, convinte che qualsiasi altra cordata ci avrebbe superate in un battibaleno, abbiamo pensato di aver avuto delle allucinazioni; per questo ci scusiamo di avevrvi lanciato giù un sacco di sassi, infatti all’inizio ci stavamo attente ma poi disperate nella solitudine non abbiamo neanche più gridato “sassoooooooo”! Ripensandoci, se ci aveste raggiunto al bivacco, dove avremmo dormito tutti e 7😉 ? La mattina dopo ormai quasi salve al Rifugio Pradidali, abbiamo guardato in alto e vi abbiamo notati sul ghiaione prima dei pinnacoli e ci chiadavamo come facevate ad essere là a quell’ora e da dove eravate saliti! Ma ci sembrava foste troopo a destra rispetto ai pinnacoli e volevamo gridarvi di andare più a sinistra ma non ci avreste mai sentito.
      Grazie di averci scritto, è stato bello ed emozionante leggere il vostro racconto!!!:-D
      P.S.: ma i COMPADRES chi sono?

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      1. enrico vettore

        Se c’è stata una cosa buona di questa avventura, è proprio che anche noi abbiamo riso un sacco. Perchè in fondo in fondo a 50 anni siamo ancora degli ebetoni, perchè quando la stanchezza supera il limite si ride per ogni cazzata, perchè a volte è meglio riderci su… basta stare in compagnia.
        Ammetto che in 5 non è come in due. Ci si rincuora e certi pensieri brutti, passano in secondo piano. Ma vi assicuro che sassi non ne abbiamo visti. Quindi niente scuse.
        Come avremmo dormito? Chi diceva 4 sue brande e tre par tera…chi tutti sue brande in do par leto testa/piè….la verità è che nessuno di noi sapeva veramente chi ci fosse avanti a noi quindi, finchè non abbiamo letto i nomi sul libro di vetta, sarebbero state solo fantasie.
        Io avrei dormito anche fuori volentieri, con quella serata….sarebbe bastato farlo da stesi.
        Quel che conta, e qui mi ripeto, è che con la vostra relazione, avete descritto esattamente i fatti così come sono accaduti, ma rilegendo delle vostre emozioni, ci siamo rivisti. Ed è stato bello sapere che c’eravate. ecco tutto.
        Chi sono i COMPADRES?
        Siamo noi, un gruppo ben amalgamato di ragazzotti (mi autocompiaccio) chi appena sotto, chi appena sopra i 50, che alla faccia delle più classiche e routinanti esistenze, non esita MAI di ritagliare anche il minimo spazio, per andare a posare mano su pietra…qualche monotiro, qualche via lunga, il sabato ad Arco, i nostri santissimi mercoledì pomeriggio a Rocca Pendice sui colli a un tiro di schioppo da casa e di tanto in tanto, qualche viazzo in montagna. Nessun Manolo eh? Ma non ci facciamo mancare niente. Basta meter zo roba!!!
        Il nome I Compadres, caduto a fagiuolo, viene da una via di Corrado Pibiri che abbiamo fatto due anni fa nella gola del Gorropu in Sardegna. Perche ormai è nostra abitudine “chiudere” la stagione con la trasfertina in Sardegna per i primi 10 gg di ottobre.
        Campo base il campeggio di Cala Gonone e si arrampica in questo immenso parco giochi di finissimo calcare ogni giorno fino allo sfinimento. Gole, pinnacoli, pareti sul mare… Poi prosecco. Perchè le articolazioni hanno bisogno di lubrificante.
        Tornando a noi…continueremo a seguire le vostre gesta su questo vostro spazio…chissà???!
        Magari qualche volta ci si incrocia dalle vostre parti…
        Noi ci spostiamo volentieri e siamo sempre alla ricerca di placchette carine
        un caro saluto
        enrico
        Gianluca
        Daniele
        Tiziano
        Michele
        Diego

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  2. 4810mdiblbablabla Autore articolo

    Carissimi Compadres,
    anche se rispondiamo con eterni ritardi (la vita è piena di impegni) non vi abbiamo dimenticato! Anche perchè le vostre parole sono piene di verità e sensazioni vissute alla stessa maniera e semplicità 🙂
    Stiamo formulando un invito ufficiale in terra veronese… tremateeee! :-p
    Abbiamo visto che ci avete scritto anche sulla nostra mail, teniamo quel contatto!
    A presto!!
    Mariana e Anna

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  3. Pingback: VIA SPIGOLO DEL VELO | Alpinismo femminile

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