BENVENUTE AL CORNO STELLA – COL BOTTO

Mia sorella è in Val Gesso, in provincia di Cuneo, per un tirocinio, proprio vicino al Corno Stella, un paradiso per l’arrampicata… ne avevo sentito parlare mesi prima e mi ero comprata la guida.

Con Dori lì l’occasione per un primo giro esplorativo è arrivata! Così un fine settimana siamo partite alla volta di quest’avventura.

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IL RIFUGIO

Innanzitutto bisogna arrivare al rifugio Bozano, 2.50 h di marcia con gli zainoni pieni di cibo e attrezzatura. E’ uno di quei rifugi che fin quando non ci sei ormai sulla soglia non lo vedi… fino all’ultimo si nasconde dietro una grande pietra!

E’ una piccola nave che sguazza tra le onde di pietra del ghiaione sotto il Corno e il timoniere è Marco Quaglia, un rifugista simpaticissimo: dispensa consigli a tutti, ti tratta con la stessa dignità, che tu vada a fare una camminata o un VII grado, vorrebbe uccidere gli studenti di Scienze Forestali che non vanno in montagna, cucina ottime crostate con un impasto segreto, disdegna i miei fuseaux a fiori ma ama le cordate femminili… insomma ha vinto!

E’ uno di quei rifugi che non sono diventati ristoranti, che ha mantenuto lo stile rustico e semplice, senza replicare in alta quota lo stile e i comfort cittadini. E’ “casa”, tanto che il secondo giorno possiamo consumare la nostra colazione dentro, fuori tira vento.

 

IL CORNO STELLA

Il Corno Stella è un massiccio roccioso nel gruppo dell’Argentera, nelle Alpi Marittime. E’ il motivo per il quale tanta gente si spinge fino al Bozano: per godere di un parco giochi dove le regole e i divertimenti li scegli tu. Vediamo un po’ che si può fare lì: si può arrampicare su gradi performanti, si può godere di IV classici, si può osservare il mondo da creste dal sapore romantico, si possono concatenare itinerari escursionistici, si può giocare a ping pong, fare slack line, vedere le stelle e visitare lo zoo e un orto botanico senza recinti. Lo zoo? Sì, lo zoo… ma non di quelli con gli animali in gabbia!

 

LO ZOO

Andare a spasso in montagna con una sorella che fa Scienze Forestali vuol dire che ogni 5 minuti bisognerà fermarsi perché lei deve fotografare qualcosa, ma intanto si imparano un sacco di cose!

Al Corno Stella vivono camosci e caprioli, e di te non hanno paura. Poi ci sono le marmotte, che hanno il brutto vizio di fischiare dietro alle cordate femminili, bisognerebbe educarle… 😉

Il re degli animali è però il ragno, di notte tesse le sue tele e alle 6.30 della mattina, quando noi attraversiamo il ghiaione verso l’attacco, abbiamo un bel da fare a scansare le mille tele che troviamo sul nostro cammino. Tranciarle?? Con una forestale vicino non oserei mai!

 

A FILO DI CRESTA – PER AVVENTURE D’ALTRI TEMPI

Guardando il Corno Stella, sulla sinistra si sviluppa, da Est a Ovest, la Catena delle Guide, una cresta rocciosa formata da circa sei cime. Un’attraversata maestosa, solitaria, decisamente avventurosa e romantica.

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Sopra Dori una pezzo della cresta

Mi piaceva l’idea di percorrere questo itinerario un po’ dimenticato… così alle 5.30 ci svegliamo e dopo un colazione frugale ci incamminiamo verso il vicino attacco.

Dori si ferma ogni tre per due a fotografare qualcosa, o fiorellini o ragni, e intanto a me sale l’ansia: «Dori la cresta è lunghissima! Almeno arriviamo all’attacco!». Ma niente da fare… la cordata è composta da un’alpinista e da una naturalista, e ognuna deve accettare l’altra!

Attacchiamo, e la roccia si rivela subito bella marcia, ma non come quella in Dolomiti, che è tascabile, qua ci sono interi frigoriferi che si staccano con te! Procedo guardinga… Dori mi segue tranquilla, fotografando a destra e a manca ragni che si mimetizzano con la roccia.

La guardo, sebbene arrampichi solo saltuariamente si muove bene, con nonchalance. Non mi sento però tranquilla, l’esposizione è notevole e non riesco a concepire il rischio di una conserva: qui, con mia sorella. Mia mamma è sempre preoccupata quando vado in montagna, e ora in cresta ha due figlie.

Converto la progressione da conserva a tiri, ma so che di questo passo non arriveremo mai… dovevo pensarci prima, forse con Dori sarebbe stato più saggio fare una normalissima via d’arrampicata. Tuttavia la cresta è disseminata di calate da cui uscire, mi sono studiata le loro posizioni i giorni prima, e Marco, il rifugista, me le ha indicate dal vivo la sera prima.

Procediamo, lente ma contente, sebbene il grado non sia elevato, il percorso non è semplice. E’ molto avventuroso, le protezioni già in loco sono quasi nulle, a volte ci sono delle calate, altre volte dei veri e propri tiri.

 

Mi colpisce in particolare quello per raggiungere Punta Plent: un V su spigolo. Trovo il granito totalmente ricoperto di licheni secchi, che bella sorpresa! Come si fa a fidarsi e spalmare su questa roba? Ad un certo punto vedo un chiodo, che sollievo! Mi avvicino e mi rendo conto che l’occhiello è totalmente smartellato sulla roccia, così non ci passa neanche una fettuccia: «Ma chi ha fatto questo lavoro degenere??». Metto io un friend, passo oltre e vedo un cordino, ooollà una bella protezione! E invece è solo un “coso” che penzola da una fessura, se lo tiro viene via, ma chissene importa, rinvio anche quello, a volte bisogna imbrogliarsi. Riesco poi a mettere un paio di fettucce serie e un nut, e finalmente trovo anche un chiodo utilizzabile, l’unico in tutto il tiro, però…

Arrivo in sosta un po’ snervata: maledetti licheni!! Non so cosa sia meglio: o l’unto dolomitico o questa polvere lichenosa…

Dopo un po’ la sensazione di non rimanere nei tempi si fa certezza, così mi consulto con Dori e decidiamo di andare avanti fino alle 16.00 e poi prendere la prima via di fuga utile. Arriviamo così a Punta Piacenza, lì ho la fortuna di incontrare una ragazza salita da una via e che ora si sta giusto calando, non perdo l’occasione di chiederle più informazioni sulle calate… insomma è quasi tutto perfetto e Dori pronostica: «Alle 17.00 saremo al rifugio!», «No cara Dori, non faremo mai 7 calate in un’ora… e con 7 calate ci sono altissime probabilità di corde incastrare e ingarbugliamenti». E infatti…

Arrivata alla calata, la ragazza e la sua cordata sono già sparite. E da ora in poi, si susseguiranno misunderstanding, qui pro quo, tuoni e una serie assurda di sfighe. Insieme fanno sì che i 280m da scendere diventino un’epopea infinita fatta di calate sbagliate, tiri da risalire, soste non viste, allucinanti risalite nel vuoto con i prusik. Fatto sta che alle 20.00 siamo in rifugio, con gli occhi un po’ fuori dalle orbite… ma coi piedi per terra. Mai odiate così tanto le doppie.

Il rifugista è fiero di questa cordata femminile… io un po’ meno. Se avessi fatto una via classica Dori sarebbe stata più contenta e adesso magari non vorrà più venire in montagna con me! Le chiedo cosa le è piaciuto e cosa no: «La cresta bella! Il ritorno un po’ meno…». Ha ragione. Marco ci consiglia due vie per il giorno dopo, lascio che sia Dori a scegliere, ho ancora qualche speranza che non sia totalmente traumatizzata… e la sua risposta mi piace molto: «Facciamo la Super Ellena, che è facile facile, così posso aprire anch’io. Però mi fa male un caviglia, ho paura che non mi passi in tempo, devo camminare tutta la settimana prossima per il tirocinio!» – «Ok Dori, allora decidiamo domani mattina!».

La mattina dopo, il tempo è instabile e la caviglia ancora dolorante. Dori mi interpella: «Se vuoi a valle andiamo in falesia e ti faccio sicura…» – «Perché? Hai paura che mi dispiaccia non arrampicare anche oggi?» – «Sì» – «Sì, un po’ mi dispiace, ma abbiamo già vissuto una bella avventura ieri, e la caviglia è più importante…» . “La rinuncia è una regola del gioco” penso.

Così un po’ a malincuore, ma fiere, decidiamo di lasciare il Bozano… optiamo per le… terme!!

… per ricaricare corpo e spirito.

Mariana & Dori

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