Alienazione e incomunicabilità nell’alpinismo: il dibattito continua

Qualche settimana fa ho pubblicato un articolo (http://bit.ly/1Qi67wy)  che ha suscitato un bel dibattito.

Benfatto! Era proprio questo che cercavo, cercavo altre voci con cui condividere alcune riflessioni attorno al mio/nostro “vivere l’alpinismo”, attività che spesso ci avvolge totalmente, e a volte in modo totalizzante.

In particolare ho proposto due temi: l’alienazione a cui può potenzialmente portare un alpinismo vissuto in maniera assoluta e l’incomunicabilità che, talvolta, può caratterizzare l’esperienza vissuta in montagna.

(Ammazza ao! Che paroloni!!)

Queste tematiche non sono state approfondite, bensì erano stimoli per eventualmente iniziare una riflessione personale. Ci tengo che questi argomenti vengano esplorati… e dunque, perché non rimangano solo nell’intimità di ognuno, mi farò portavoce dei vari messaggi che mi sono arrivati, e delle mie personali riflessioni.

Cominciamo con S. che mi scrive a proposito dell’alienazione: “E’ molto interessante quest’aspetto del vivere l’alpinismo ma anche altri aspetti della vita. Io penso sempre che la verità stia nel mezzo…”. Con lei ho poi avuto modo di parlare ancora, e si diceva: “Ma qual’è il limite tra il vivere qualcosa per passione o per ossessione? E quando l’alpinismo da passione diventa ossessione?”, “Ci sono alpiniste che hanno letteralmente deciso di non avere una famiglia o dei figli, cioè, davvero di non vivere altro. Ma io ad una certa età non vorrei guardarmi indietro e rendermi conto di non aver più la possibilità di inanellare cime e ritrovarmi a mani vuote, senza aver trasmesso o dato nient’altro ad altri. O non vorrei trovarmi un giorno, che so, con una grave malattia, che non mi permette più di andare in montagna, e non aver sviluppato attorno a me altro che possa darmi felicità”.

Insomma, grandi discorsi, che mi hanno accomunato con S., ma che non trovano una risposta certa e universale.

E poi altre ragazze si sono espresse sull’incomunicabilità (o sulla comunicabilità) dell’esperienza alpinistica. Un’altra S. ha scritto: “Non sarei così radicale nel separare i due mondi: gli amici, infatti, se anche non sapranno apprezzare i tecnicismi, coglieranno comunque la tua passione. Se fai così (non dire niente a nessuno N.d.R) invece li escludi a priori e decidi tu cosa sanno apprezzare e cosa no”. Mi piace questa visione delle cose… sarebbe un pregiudizio escludere a priori qualcuno dal sapere.

E C. rincara la dose con questa bella riflessione: “25/30 anni fa urlavo al mondo intero quanto mi piacesse fare alpinismo! Le mie compagne di scuola mi avevano soprannominata “Messny” (diminutivo di Messner…)! Tutti sapevano e vedevano nei miei occhi la gioia e l’entusiasmo per quello che vivevo. Raccontavo le mie piccole e grandi avventure, la montagna era diventato il mio luogo. Ero diversa: il mio abbigliamento era lo stesso di quando ero bambina, il mio aspetto fisico non era curato (beh, tuttora non è cambiato molto…), le mie gambe avevano sempre un’abbronzatura a strisce causata dai pantaloncini corti e dagli scarponi con calze fino a metà polpaccio. Ma tutto questo era orgoglio per me, perché indice di “post gita” in montagna, di avventura, di vita nella natura! In quello stato ovviamente il moroso non lo avevo, ma nemmeno ci pensavo al moroso! Raccontavo del fascino dei fili d’erba imprigionati nel ghiaccio di una cascata, del caldo silenzio in cima ad una vetta, del profumo della roccia, del vento gelido sulle guance, della vastità di un cielo stellato, ecc. Ho contagiato altre amiche! E abbiamo vissuto tantissime belle avventure sui monti. Poi, diventando più grande, il lavoro, mille impegni, sempre meno tempo e un fisico che ha iniziato a limitare grandi imprese, l’entusiasmo ha iniziato a scemare. Fino a che, circa un anno fa, saltano fuori le “ragazze bla bla bla”!!!! Che meravigliosa e incredibile sorpresa! Queste ragazze sono proprio come ero io allora! Vi prego ragazze, divulgate, parlate, raccontate a tutti quanto sia bello l’alpinismo! Perché soltanto guardandovi negli occhi, avete risvegliato in me quell’entusiasmo sopito”.

Quindi, è vero, tante volte può essere difficile spiegare non solo quello che in montagna si fa, ma anche quello che si vive… ma è altrettanto vero che la passione la si esprime attraverso il nostro entusiasmo, e forse le persone non capiranno nulla del tecnico ma si ricorderanno di quanto noi amiamo l’alpinismo.

Infine arriva A. che stravolge le carte in tavola con un punto di vista all’apparenza diverso: “Penso che non sia superficialità non dire tutto a tutti… le esperienze in montagna sono intime e in un certo modo indicibili… c’è un mondo bellissimo, quello dell’indicibile, rimane segreto tra te e te, e nemmeno i più intimi a noi lo abitano”.

Caspita! Queste parole apparentemente sembrano contraddire le riflessioni di C. e S. Ma credo invece non sia così, piuttosto credo che A. esplori un aspetto ancora più profondo del nostro vivere e amare l’alpinismo, le avventure che viviamo ci lasciano dentro un qualcosa di davvero intimo, che forse anche noi non riusciamo a spiegare a noi stessi. Che sia proprio questo “seme” che ci rinnova la voglia di ripartire in cerca di cime? E’ troppo profondo e personale per condividerlo. Con gli altri possiamo e riusciamo a condividere solo ciò che esso scatena.

Mariana

2 pensieri su “Alienazione e incomunicabilità nell’alpinismo: il dibattito continua

  1. Massimo Bursi

    Mi trovo molto in accordo con S.
    L’alpinismo è una passione travolgente ma è bello farsi travolgere dalle tante altre passioni o dimensioni della vita. Tra l’altro nella vita si cambiano interessi ed è bello che sia così.
    A volte penso che la coerenza che ti porta a fare sempre quella cosa nella vita, come tutti i fine settimana in montagna, possa poi sfociare in statica e sterile “cocciutaggine”.

    Ho molto apprezzato questi due articoli che ti mettono in discussione e spero di leggere fra un pò un terzo articolo sul tema. Vedo che le cene della classe, che ho sempre accuratamente evitato, servono per stimolare ottimi confronti!

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    1. 4810mdiblbablabla Autore articolo

      Ciao Massimo! Grazie del contributo, siamo contente che gli articoli ti siano piaciuti… sapevamo che in qualche modo sarebbero stati dirompenti, ma parlare di queste tematiche ci sembrava doveroso, un po’ perché ci toccano, ed un po’ perché crediamo siano comuni a molti… ma forse a volte rimangono inespresse.
      Eh già… in effetti la cena della classe a volte può avere davvero risvolti inaspettati 😉

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