APRIRE UNA CASCATA DI GHIACCIO

A Bletterbach con Leo ed Ale

A Bletterbach con Leo ed Ale

Avevo avuto qualche occasione per provare cascate di ghiaccio…ma mi era sempre sembrata una disciplina così tanto fuori la mia portata che mai avrei preso la decisione di provare a diventare autonoma… mi sentivo sola, sola nel senso di diversa: “per i maschi è facile, per loro sembra quasi naturale comprarsi il materiale ed andare! E che ci vuole?”. Non conoscevo ragazze, non avevo esempi ed ero troppo timida. Avevo lasciato perdere.

D’altra parte non è che un giorno si dice ad un’amica: “Sei libera domani? Facciamo una scampagnata per cascate…ti aggiungi?”. Cascate non è come andare a passeggiare, è una disciplina potenzialmente pericolosa, ci vuole un minimo di preparazione e, nel caso si sia alle prime armi, per lo meno una grande decisione e caparbietà che dia garanzia di massimo impegno e attenzione.

Poi ho conosciuto dei ragazzi che praticavano, siamo diventati amici. Le loro avventure di ghiaccio mi sembravano fantastiche, sfogliavo i loro album su facebook e pensavo: “Ma che incredibili avventure!! Chissà quelle viti come si usano…e picozza e ramponi…e che colori!!”. Ma il ghiaccio rimaneva sempre un miraggio.

Pian piano ho cercato di far cambiare le cose, evidentemente era una spinta che avevo dentro. Pian piano mi sono comprata il materiale, gli amici che prima ammiravo solo da lontano sono diventati compagni di cordata e proprio loro alla laurea mi hanno regalato una picozza da ghiaccio! Fuori la fiducia era cresciuta, e dentro avevo acquisito la consapevolezza che anche una ragazza può farcela.

La prima cascata dopo questa presa di coscienza è stata un po’ traumatica! Ricordo bene cosa ho detto a Leo ed Ale alla fine della prima salita mentre urlacchiavo per il sangue che mi tornava ai polpastrelli: “Voi non sapete quanto sono belle le Dolomiti d’estate! Ma chi ha inventato l’alpinismo invernale?? Un pazzo!!!”. Tornare al bar o provarne un’altra? ASSOLUTAMENTE LA SECONDA! Che sensazione cominciare a muoversi sul ghiaccio fluidamente, fidarsi dei ramponi, accorgersi che sotto il ghiaccio scorre acqua, che è vivo! I colori attorno a me erano turchesi!

Certo che da seconda era un conto…ma da prima? Mettere le viti? Correre il rischio di volarci sopra? Mah… razionalmente mi dicevo che non era cosa per me…ma sentivo intimamente che se mi avessero chiesto di provare ad aprire avrei detto subito sì!

Qualche giorno dopo arriva Anna: “Martedì cascate? Seba e il Grapu fanno cordata, e noi autonome!” E come tirarsi indietro… yuhuuuuuuu!!! Tra me ed Anna c’è fiducia, alpinisticamente ci conosciamo e lei sa quali sono le mie capacità e i miei limiti, è stato naturale invitarmi. Così siamo partite per la Val Paghera eccitatissime. Abbiamo scelto una cascata di 3° grado, alla nostra portata, con un bel nome “Cascata del sentiero”…anch’io mi sento su un sentiero!

Parte Anna decisa, una vite qua, una là, un’atra di qua…avanza. Ad un certo punto mi dice che non ce la fa più, la incoraggio, lei comincia a respirare forte e resiste, e dopo un po’ sento “sostaaaaa!”
Parto io, con la corda ben tesa dall’alto mi è facile e in un battibaleno sono su. Ci guardiamo negli occhi e vediamo le stesse emozioni: “Anna siamo sole nella sosta di una cascata!! Ti rendi conto?!”. Grida di gioia.

La felicità me la leggete in faccia!

La felicità me la leggete in faccia!

Ora il secondo tiro. Chiedo trepidante: “Vado io?” – Anna: “Vuoi andare? Vuoi provare?!” – “SI’”, non serve aggiungere altro. Mi attacco le viti all’imbrago e…sento l’adrenalina che mi pervade, il mio primo tiro da prima! Mi concentro bene.

Ahahaha tutta ‘sta pantomima per niente! Il secondo tiro è appoggiatissimo ed ha più neve che ghiaccio. Ma che avventura lo stesso! Arrivo sul sentiero di rientro e siccome mi sembra di aver scalato l’Everest non mi passa neanche per l’anticamera del cervello che ci siano bellissime e sicurissime soste a spit e dunque per allestire la sosta cerco due bei massi (esattamente sotto la sosta a spit…).

Non sazie andiamo a cercare un’altra cascata: “ Mi sembra appoggiata quella linea!” – “Sì sì stai lì a sinistra, aggiri quella roccia a dx, sì sì e arrivi in grotta”. Insomma un gioco da ragazzi… come no!! “Parto io!” – dico- voglio piantare viti su ghiaccio vivo! Ecco i primi passi sul ghiaccio…questa volta è vero! Avvito viti e sono ben concentrata. Pazzesco. Trallallero trallallà…ad un certo punto sento che ad ogni vite che metto la forza sia fisica sia mentale diminuisce. Ogni vite sempre di più. La perdita di quella mentale mi preoccupa seriamente…cerco di respirare profondamente, ma non c’è niente da fare. Cavolo la grotta sembra giusto lì! Voglio stringere i denti! Ma capisco che se li stringo e continuo a salire rischio un volo. La decisione saggia è abbandonare l’eroismo e decidere di fermarmi, piantare un’altra vite per fare la sosta e scendere.

Anna mi cala, e per fortuna! Dei ragazzi che avevamo trovato alla base ci avevano detto che nella grotta c’era una sosta, ma intendevano che bisognava fare un’abalacov…ma chi la sa fare l’abalacov??

Essere andata da prima, aver piantato una manciata di viti nel ghiaccio, essermi concentrata finchè ho potuto, aver sentito l’eccitazione, l’adrenalina, ed anche la sensazione di rinuncia mi hanno fatto sperimentare la gioia della mia piccola grande avventura; me la porto a casa e sarà la carica per la prossima!

Mariana

Ps: eh eh…orco abbiamo lasciato su due viti di Seba…eh eh. Non ce ne fa una colpa e dall’alto le recupera. Intanto noi in basso per riscaldarci non troviamo di meglio che cantare un canone di San Martino Campanaro e allietare così, con una fantastica colonna sonora (?), la scalata di Seba e del Grapu.

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